Sulla sua superficie potrebbero esserci acqua e metano. Dunque anche qualche forma di vita? E’ ancora presto per dirlo ma gli scienziati stanno lavorando senza soste.
E’ stato individuato un nuovo pianeta, grande 2 volte Giove. Si è palesato per caso, mentre si studiava altro e all’improvviso ha fatto capolino, perché stanco di nascondersi. Oltre all’atmosfera è stato notato che il nuovo arrivato è dotato di vapore acqueo e metano.
Subito dopo si sono allertate le grandi compagnie di idrocarburi che, con la carenza energetica che c’è in giro, alla parola metano hanno drizzato le orecchie nella speranza di poter utilizzare una nuova fonte di approviggionamento.
Il cittadino comune che strabuzza gli occhi ad una tale notizia si chiede com’è stato in grado di nascondersi se è così grande e perché non è stato notato finora. Interrogativi legittimi, a cui la scienza ha cercato di dare delle risposte. Piuttosto si conferma l’assunto che buona parte delle scoperte scientifiche dipendono dal Caso e dalla Necessità.
Vale a dire che questi 2 principi sono alla base dell’universo e della vita: il Caso (gli eventi fortuiti e imprevedibili) e la Necessità (le leggi fisse e deterministiche della natura). A rivelare il suo nascondiglio non è stata una spia, bensì una traccia identificativa, ossia l’insieme di gas e molecole presenti.
E’ stato battezzato “Beta Pictoris d”, in quanto si è seguita la convenzione standard per gli esopianeti (ubicati fuori dal sistema solare e che girano intorno a una stella diversa dal Sole): il nome della stella madre (Beta Pictoris) seguito da una lettera minuscola in ordine progressivo di scoperta, dove la lettera “b” indica il primo pianeta trovato nel sistema, “c” il secondo e “d” il terzo.
Le osservazioni sono state effettuate dal telescopio spaziale della NASA col contributo dell’Agenzia Spaziale Europea e canadese. Il nuovo pianeta fa parte di un sistema lontano 63 anni luce dalla Terra. Per la cronaca, un anno luce è un’unità di misura della lunghezza, non del tempo, ma dello spazio percorso dalla luce nel vuoto in un anno solare, ed equivale a circa 9.460 miliardi di chilometri.
Il pianeta è molto giovane, appena 23 milioni di anni, praticamente un pargolo! Questo aspetto ha reso possibile studiare e capire la nascita e l’evoluzione dei sistemi planetari. Per evitare di confonderlo con una stella è stato misurato il suo moto di avanzamento e di distacco, caratteristiche di un pianeta in orbita confermate dalle osservazioni.

Secondo gli studiosi il nascondiglio è stato possibile dai dischi di detriti, la cui luce trasportata dalla polvere provoca un effetto come la nebbia. Indubbiamente se è fitta come in alcune aree geografiche della pianura padana, la visibilità è prossima allo zero. Nella comunità scientifica, da un po’ di tempo, circolava la voce dell’esistenza di un nuovo pianeta.
Ora che si è presentato gli studi continueranno per stabilire temperature, atmosfera e la traiettoria che esso compie nello spazio attorno a una stella. Ora chi si trova a lottare con le incombenze quotidiane, comprende poco il significato di una scoperta del genere, su cui sono state investite ingente risorse finanziarie.
Cui prodest? Senza dubbio si cercano nuovi pianeti per scoprire se siamo soli nell’universo, comprendere l’origine dei sistemi solari e trovare mondi simili alla Terra. Le motivazioni principali includono la ricerca di tracce di organismi o ambienti adatti all’acqua liquida; capire come nascono e si evolvono i pianeti e le stelle ma non solo.
Soprattutto comprendere quanto il nostro pianeta sia unico o comune nello spazio. Si spera nel meglio possibile ma conoscendo l’animo umano si nutrono forti dubbi.