Futuro grigio per gli Under 35

Con le scellerate politiche previdenziali attuate negli anni i giovani di oggi si ritroveranno con i capelli bianchi ed un pugno di mosche in mano.

E’ proprio vero che nascere in un determinato periodo storico può essere un gran colpo di fortuna o un’enorme sfiga. Nel primo caso possono essere considerati baciati dalla dea bendata i nati negli anni ’30-60 del secolo scorso, con varie sfaccettature.

Se chi è venuto alla luce nel primo periodo considerato ha vissuto, in quanto adolescente, gli effetti spiacevoli della seconda guerra mondiale, in seguito si è trovato catapultato nello straordinario boom economico degli anni ’60.

Un periodo eccezionale, come mai in Italia, con una crescita esponenziale della base produttiva e aumento della ricchezza individuale e collettiva. Lindustrializzazione del Nord del Paese portò migliaia di persone ad abbandonare un’agricoltura di basso profilo per riversarsi nelle grandi industrie.

Inoltre le famiglie iniziarono a comprare televisori, frigoriferi e le prime automobili come la Fiat 500, che divenne il simbolo del periodo. Si cominciò a spendere per il tempo libero, ad andare in ferie. Chi ha attraversato questo periodo è potuto andare in pensione anche con 15-20 anni di contributi, le cosiddette baby pensioni, un obbrobrio giuridico e sociale che ancora oggi pesa sul bilancio statale.

Oppure con 30-35 anni e con un calcolo col metodo retributivo, basato sugli stipendi percepiti a fine carriera, l’anzianità di servizio e un’aliquota di rendimento fissa, anziché sulla somma dei contributi versati in tutta la vita lavorativa, come avviene oggi.

Un numero maggiore di anni di lavoro, un calcolo contributivo per avere una pensione inferiore a quella dei propri genitori, se non è sfiga questa, che cos’è? Addirittura per chi ha meno di 35 anni, le prospettive sono ancora più nebulose, col rischio che la pensione non la vedranno mai a causa della crisi demografica.

Secondo l’Ufficio Studi della CGIA (Confederazione Generale Italiana dell’Artigianato) di Mestre entro il 2029 tre milioni lavoratori, appartenenti alla generazione dei baby boomer, andranno in pensione, senza essere sostituiti.

L’ultimo decennio ha visto un calo di circa 550 mila giovani tra i 15 e 34 anni, con serie ripercussioni economiche perché le imprese, soprattutto le piccole, storicamente meno attrattive delle medio-grandi, si troveranno con una scarsità di capitale umano a disposizione. Gli autori dello studio sostengono che nemmeno gli immigrati, nel lungo periodo, riusciranno a colmare la carenza di ricambio generazionale.

Gli Under 35 saranno i pensionati di domani senza un euro in tasca

Anche se, nell’immediato, l’arrivo di lavoratori extracomunitari può tamponare il processo soltanto se si riuscirà a formare in maniera adatta, nei loro Paesi di provenienza, coloro i quali decidono di emigrare nel nostro Paese. Malgrado le fosche previsioni pare che, a lungo termine, il sistema pensionistico possa sostenersi da sé…

La criticità più evidente riguarda, tuttavia, l’ammontare delle pensioni assegnate. I giovani di oggi si troveranno con carriere saltuarie e, quindi, incostanti e con stipendi bassi. Con queste premesse le pensioni non potranno che essere da fame.

A peggiorare il quadro dal punto di vista della spesa pubblica è quella sanitaria che, visto l’invecchiamento della popolazione, peserà per circa il 35% sul totale della popolazione entro il 2050. Meno male che gli under 35 sono cresciuti con l’avvento di Internet, della tecnologia e, per ultima, dell’Intelligenza Artificiale che avrebbe prodotto benessere per tutti.

Se fossero vissuti nella miseria sarebbero già deceduti. Proprio una generazione sfigata: da giovani grandi possibilità, da vecchi l’indigenza o giù di lì.