Oltre Crans-Montana, nasce un nuovo impegno delle famiglie

Cura, prevenzione, verità e memoria: l’associazione riunisce i sopravvissuti e avvia un percorso stabile rivolto alla collettività.

Milano – Il consiglio direttivo dell’associazione Oltre Crans-Montana 1° gennaio 2026, famiglie italiane dei sopravvissuti, ha costituito tre tavoli di lavoro permanenti e ne ha affidato il coordinamento a tre consiglieri. I tavoli corrispondono ai tre obiettivi indicati nell’atto costitutivo e traducono in attività continuativa il lavoro che le famiglie conducono dal gennaio scorso. Gli ambiti di azione dei tre tavoli sono: cura, prevenzione, verità e memoria.

La cura riguarda tutti, perché il percorso costruito faticosamente per i propri figli diventa una proposta rivolta a chiunque subisca un’ustione grave in Italia. La prevenzione con i ragazzi che portano nelle scuole la propria esperienza insieme a tecnici della sicurezza antincendio. L’accertamento dei fatti, con le famiglie che chiedono di sapere che cosa è accaduto e lavorano perché il ricordo delle vittime non si consumi con il tempo.

L’associazione riunisce la maggior parte delle famiglie italiane dei ragazzi sopravvissuti all’incendio del 1° gennaio 2026 a Crans-Montana. Nasce da un percorso cominciato nelle settimane immediatamente successive, quando le famiglie si sono trovate a gestire insieme i trasferimenti sanitari, i rapporti con due sistemi ospedalieri, le pratiche amministrative in due Paesi e le prime interlocuzioni con il Governo italiano e l’Ambasciata a Berna. La costituzione dell’associazione è stata formalizzata lo scorso 7 luglio. Lo scopo dell’associazione è trasformare l’esperienza di queste famiglie in risultati che valgano per tutti.

“Le nostre famiglie hanno passato i primi mesi a tenere insieme le cure, la burocrazia e le domande senza risposta. Oggi, usciti dall’emergenza ospedaliera, diamo a quel lavoro una struttura stabile perché quello che abbiamo imparato possa essere utile alla collettività” – dice Francesco Riva, presidente dell’associazione. – “Ciascun tavolo raccoglie i bisogni degli associati, definisce obiettivi concreti, cura i rapporti con le istituzioni e con le organizzazioni che operano sullo specifico tema.”

L’ustione grave non finisce con la dimissione dall’ospedale, perché comincia una seconda fase fatta di interventi ricostruttivi, riabilitazione, terapia delle cicatrici e ritorno a scuola e al lavoro. Il tavolo ascolta i bisogni delle famiglie e li trasforma in proposte concrete, per percorsi di cura, riabilitazione, supporto psicologico e accompagnamento più efficaci, accessibili e vicini alle persone. Ne è referente la consigliera Sarah De Rocco che dice: “Il tavolo ha lo scopo di costruire una rete di sostegno, assistenza e informazione per le persone ustionate e per le loro famiglie, sostiene la ricerca nell’ambito del trattamento delle ustioni gravi e delle complicanze ad esse associate, incluse quelle da inalazione.”

Il tavolo porta nelle scuole la testimonianza diretta dei ragazzi che erano dentro al locale, affiancata dalla competenza tecnica dei vigili del fuoco e di esperti di sicurezza antincendio. Ne è referente la consigliera Maria Odette Goglio che dice: “Chi è uscito da quel locale entra in classe e spiega ai coetanei che cosa ha visto e che cosa avrebbe voluto sapere. I primi trenta secondi di un’emergenza decidono tutto.”

Il tavolo segue l’accertamento di ciò che è accaduto la notte del 1° gennaio e promuove le iniziative che mantengono viva la memoria delle vittime e dei sopravvissuti. Ne è referente il consigliere Valentino Giola che dice: “Le famiglie hanno diritto di sapere che cosa è successo quella notte e tutti i ragazzi hanno il diritto a non essere dimenticati.”