Il Gip ha convalidato il fermo del senzatetto accusato di aver ucciso a calci e pugni Guido Roviello. La vittima è deceduta durante il trasferimento in ospedale.
Caserta – Le telecamere di videosorveglianza del centro di Caserta hanno immortalato ogni istante dell’aggressione avvenuta il 19 agosto scorso, poco dopo le 15.00 in piazza del Santuario di Sant’Anna.
Le immagini mostrano Roviello seduto su una panchina mentre discute con un altro uomo, anch’egli senza fissa dimora; la conversazione degenera improvvisamente in violenza, con una sequenza di pugni al volto che fa cadere la vittima a terra, seguiti da calci alla testa e al torace fino a un ultimo colpo sferrato quando il 62enne era già privo di sensi. Ad assistere alla scena, senza intervenire, sarebbero state due o tre persone, verosimilmente altri senzatetto.
L’uomo individuato attraverso i filmati, identificato con le iniziali G. B. e di nazionalità romena — smentendo così le prime indiscrezioni su una presunta origine ucraina — è stato interrogato dai sostituti procuratori Gionata Fiore e Maria Ludovica De Cicco e ha ammesso le proprie responsabilità, assistito dal difensore Antonio Coscia del foro di Potenza. Messo di fronte alle immagini del pestaggio e ad alcune testimonianze, ha spiegato di aver aggredito Roviello perché non riusciva a farsi restituire i 50 euro prestatigli in precedenza. Di fronte all’ammissione, il Gip Mauro Bottone ha disposto la custodia cautelare in carcere.
A riportare l’attenzione sull’indifferenza dei testimoni è stato il vescovo delle diocesi di Caserta e Capua, Pietro Lagnese, che ha parlato di una comunità chiamata a interrogarsi. Il presule ha sottolineato come, di fronte a una morte tanto violenta e insensata, a colpire le coscienze sia soprattutto il fatto che chi ha assistito all’omicidio non sia intervenuto in alcun modo. Lagnese ha poi ricordato l’impegno quotidiano di sacerdoti, parrocchie, Caritas e Comunità di Sant’Egidio, affermando che questa carità deve però “trovare corrispondenza in una comunità che sceglie di non voltarsi dall’altra parte”.