Shock anafilattico forse dopo la puntura di un calabrone: morto 45enne

L’uomo è stato trovato senza vita tra i campi. Fatale un edema alla glottide: in corso le indagini. Vani i tentativi di soccorso.

Pescara – Un attimo, forse solo una puntura, ed è finito tutto. Un uomo di 45 anni è stato trovato senza vita nelle campagne di Loreto Aprutino, stroncato da quello che gli inquirenti ritengono un violentissimo shock anafilattico. A ucciderlo, secondo la prima ricostruzione, sarebbe stato il veleno di un calabrone: un nemico minuscolo, capace di spegnere una vita nel giro di pochi, terribili minuti.

Quando i soccorritori del 118 sono arrivati sul posto, per l’uomo non c’era già più nulla da fare. I sanitari lo hanno immediatamente intubato e hanno avviato le manovre di rianimazione come da protocollo, in una corsa disperata contro il tempo. Ma ogni tentativo si è rivelato inutile.

A tradire la natura del dramma è stato un dettaglio clinico impietoso: i medici avrebbero riscontrato un edema alla glottide, il rigonfiamento delle vie respiratorie che chiude la gola e toglie il respiro, un segno compatibile con una reazione anafilattica. Da qui l’ipotesi che a scatenare tutto sia stata la puntura di un calabrone, forse sorpreso mentre l’uomo si trovava all’aperto.

Gli accertamenti sono ancora in corso e la causa della morte non è stata ufficialmente accertata: sono gli inquirenti a doverlo stabilire. Ma il quadro raccolto sul campo lascia pochi dubbi.

Una tragedia che si inserisce in un’estate rovente e insidiosa. In Italia ogni anno muoiono fino a 20 persone a causa delle punture di vespe e calabroni, e 2 persone su 100 sviluppano reazioni allergiche dopo la puntura di questi insetti. Il caldo estremo rende il pericolo ancora più concreto: le alte temperature rendono vespe e calabroni più irritabili e aggressivi, pronti a difendere i nidi con veemenza. “Le temperature più elevate rendono particolarmente irritabili tali insetti, che difendono i loro nidi con maggiore aggressività”, ha spiegato Alessandro Miani, presidente della SIMA, la Società italiana di medicina ambientale.

Un veleno che per la maggior parte delle persone significa dolore e gonfiore passeggero, ma che per i soggetti allergici può trasformarsi in una condanna a morte. Come è accaduto, in una manciata di istanti, nelle campagne assolate del Pescarese.