Il partito azzurro ha rilanciato l’idea di accreditare subito il rimborso delle spese mediche, pensata soprattutto per chi guadagna troppo poco per usare la detrazione.
Per chi vive con un assegno minimo o con un reddito molto basso, la detrazione del 19% sulle spese mediche resta in gran parte teorica: riducendo l’imposta dovuta, trova poco spazio dove l’imposta è scarsa o assente. Da qui parte il “cashback sanitario” che Forza Italia ha messo tra le richieste per la legge di Bilancio, un rimborso erogato direttamente e quindi slegato da quanta Irpef si versa.
Il prezzo da pagare è il nodo principale. Lo Stato dovrebbe anticipare somme che oggi restituisce con tempi più lunghi, e servono coperture certe per non appesantire i saldi di finanza pubblica. Per questo si ragiona su un accesso limitato tramite ISEE o fasce di reddito, con un massimale annuo di spesa rimborsabile per ogni contribuente. Spetterà al Parlamento e al Ministero dell’Economia fissare i parametri, e da quelle scelte dipende l’ingresso della misura in Manovra.
Quanto al funzionamento, il rimborso riguarderebbe soltanto i pagamenti tracciabili, cioè carte, bancomat e bonifici, mentre il contante resterebbe valido per le prestazioni del Servizio sanitario nazionale e delle strutture private accreditate. I dati verrebbero raccolti dal Sistema Tessera Sanitaria, che già li registra per la dichiarazione precompilata e potrebbe servire a calcolare e a versare le somme sul conto corrente.
Oggi, invece, vale la regola dell’articolo 15 del Testo unico delle imposte sui redditi (D.P.R. 917/1986): detrazione Irpef del 19% sulla parte di spesa che supera la franchigia di 129,11 euro. Chi paga una visita a inizio anno ne vede il beneficio solo con il 730 o il modello Redditi della stagione successiva, sotto forma di credito in busta paga o sulla pensione.
L’aliquota resterebbe quella: la proposta non tocca il 19%, ma ne cambia i tempi di arrivo e la platea di chi può davvero usufruirne.



