“Il Nobel per la pace ai bambini di Gaza”: già 17mila firme per l’appello

Trecento piccoli uccisi in trecento giorni di tregua. Avvenire rilancia la proposta del filosofo Mazzarella. Tra i firmatari Cacciari, Schlein, Manconi.

Roma – Trecento bambini uccisi in trecento giorni. Uno al giorno, dall’ottobre 2025, in un tempo che avrebbe dovuto essere di tregua. È il conto disumano che sale da Gaza, dove il cessate il fuoco proclamato non ha fermato la strage dei più piccoli. In nome di quei bambini il quotidiano dei vescovi, Avvenire, ha rilanciato una proposta destinata a far discutere: candidare i bambini della Striscia al premio Nobel per la pace. In pochi giorni le adesioni hanno superato quota 17mila.

A lanciare l’idea è stato Eugenio Mazzarella, docente di Filosofia alla Federico II di Napoli, in un appello ospitato da Avvenire l’8 agosto. La proposta, in realtà, non è del tutto nuova: la prima a portarla addirittura in Senato, un anno fa, era stata l’associazione “L’isola che non c’è” di Latiano, in provincia di Brindisi. Ma è stato il rilancio del giornale a trasformarla in un caso nazionale.

I numeri raccontano un massacro che ha pochi paragoni. Secondo i dati dell’UNICEF, dalla proclamazione del cessate-il-fuoco nell’ottobre 2025 almeno 300 minori hanno perso la vita nella Striscia, una media di un bambino al giorno. A questi si aggiungono gli oltre 21mila bambini uccisi dai bombardamenti dopo il 7 ottobre 2023, i 44mila feriti o mutilati, i 245mila colpiti dalla malnutrizione e i 625mila che hanno perso almeno tre anni di scuola.

Il direttore regionale UNICEF per il Medio Oriente, Edouard Beigbeder, non usa giri di parole: “Un cessate il fuoco che comporta la morte di un bambino in media ogni singolo giorno delude anzitutto i bambini”. Gran parte della popolazione vive ancora ammassata in un terzo della Striscia, tra macerie, acqua sporca e ospedali distrutti.

La campagna ha raccolto firme illustri: dal filosofo Massimo Cacciari a Luigi Manconi, dall’economista Stefano Zamagni alla segretaria del Pd Elly Schlein, fino a Giuseppe Conte. Ma soprattutto ha raccolto le voci di gente comune: insegnanti, medici, sacerdoti, suore, sindaci. Da Gerusalemme è arrivato anche il sostegno di padre Ibrahim Faltas, della Custodia di Terra Santa: “Riconoscere il sacrificio dei bambini di Gaza è un atto di verità e di giustizia”.

Non sono mancate le obiezioni. Da Europa Radicale, Igor Boni e Federica Valcauda hanno ricordato che lo Statuto Nobel consente di premiare solo persone o organizzazioni concrete, non “una categoria astratta di vittime”, con il rischio di trasformare la tragedia in uno slogan. Critico anche il presidente della Comunità Ebraica di Milano, Walker Meghnagi: “Un’iniziativa come questa cancella i bambini ebrei. È un’apartheid morale”.

Il direttore di Avvenire, Marco Girardo, ha risposto punto su punto: “Nessun bambino vale più di un altro, nessuna sofferenza infantile può diventare materia di graduatoria morale”. La proposta, spiega, non è un aut aut ma un et et: un punto di osservazione da cui guardare tutte le guerre, “ad altezza bambini”. E promette che l’appello non resterà simbolico: sarà agganciato a un’iniziativa concreta di aiuto reale ai piccoli della Striscia. “I bambini non sono una parte in guerra: sono il giudizio sulla guerra”.