In autostrada il diesel è tornato ai prezzi di prima del decreto del governo sul taglio delle accise. Famiglie e imprese allo stremo.
Roma – Il taglio delle accise voluto dal governo è già finito in fumo. Nel giro di due settimane il prezzo del gasolio è risalito fin quasi a cancellare quei 17 centesimi di sconto promessi agli italiani, e oggi, 18 agosto, in autostrada tocca di nuovo i 2,173 euro al litro: esattamente la stessa cifra del 4 agosto, il giorno in cui il Consiglio dei ministri aveva varato l’ultimo decreto e prorogato lo sgravio fino al 25 agosto. Uno sconto durato lo spazio di un’estate, bruciato dai rincari prima ancora di arrivare al portafoglio di famiglie e imprese.
A fotografare il paradosso sono i numeri dell’Osservatorio sui prezzi dei carburanti del Mimit, il Ministero delle Imprese e del Made in Italy, che ogni giorno tiene sotto controllo la corsa dei listini alla pompa. E il verdetto è impietoso: il beneficio fiscale è stato completamente assorbito dal mercato, come se quel taglio non ci fosse mai stato.
Sull’autostrada il gasolio segna oggi 2,173 euro al litro, contro i 2,170 di ieri. La benzina al self service viaggia a 2,073 euro (ieri 2,071). Sulla rete stradale ordinaria la verde è a 1,994 euro e il diesel a 2,099 euro, di nuovo a un passo da quei 2,100 euro del 4 agosto. In poche parole, chi fa il pieno oggi paga come se lo sconto non fosse mai arrivato.
A pesare sui listini è soprattutto il contesto internazionale: le tensioni sullo Stretto di Hormuz, snodo cruciale per il transito del greggio mondiale, hanno spinto il petrolio intorno ai 90 dollari al barile, circa il 50% in più rispetto a inizio anno. Con le scorte di diesel ai minimi, i rincari si scaricano a cascata sui prezzi europei.
A protestare sono le associazioni delle imprese. Gino Sciotto, presidente della Fapi (Federazione Autonoma Piccole Imprese), non usa giri di parole:
“Il prezzo del gasolio è tornato ai livelli registrati prima degli effetti delle misure adottate dal governo sulle accise. È un dato che desta forte preoccupazione per famiglie e imprese e che impone di valutare ulteriori interventi per contenere il costo dei carburanti. La riduzione delle accise ha rappresentato un intervento importante del governo per contrastare l’emergenza, ma la dinamica dei prezzi sta rapidamente assorbendo il beneficio. Il rischio concreto è che il costo del diesel continui a pesare in maniera insostenibile soprattutto sulle piccole imprese, sull’autotrasporto, sull’artigianato e su tutte quelle attività nelle quali il carburante costituisce una voce rilevante dei costi”.
Sulla stessa linea Stefano Ruvolo, presidente di Confimprenditori, che punta il dito su pescatori e autotrasportatori:
“Anche oggi il prezzo del gasolio supera i 2 euro al litro. A pagare il prezzo più alto sono il comparto della pesca, con i pescherecci costretti a fare i conti con costi di armamento insostenibili, e gli autotrasportatori, già in affanno da anni per il caro carburante e ora ulteriormente schiacciati dai rincari. Sono allo stremo: è una situazione insostenibile”.
Ora la palla torna al governo. Lo sconto scade il 25 agosto e, se i prezzi resteranno questi, il rischio è che il pieno di fine estate diventi l’ennesima stangata per milioni di italiani già alle prese con il caro vita.