I nonni sono un punto cardine della famiglia in specie nell’evoluzione dei nipoti. Infatti dedicano loro tempo illimitato e sanno ascoltare senza emettere giudizi.
Durante l’era berlusconiana imperversò l’inno ufficiale del partito Il Popolo della Libertà (PdL), “Meno male che Silvio c’è”, diventato il tormentone della trionfale campagna elettorale di Silvio Berlusconi per le elezioni politiche del 2008. Il brano esaltava la figura del leader di Forza Italia descrivendolo come il difensore della libertà e il realizzatore dei sogni degli italiani.
Divenne un vero e proprio fenomeno mediatico e culturale tra gli aficionados del cavaliere. Ora parafrasando quel titolo si potrebbe cambiarlo in “Meno male che il nonno c’è”. In questo caso non è una questione di sostenitori ma c’è l’avvallo della Scienza. Nel senso che i nonni sono importanti per la salute mentale dei bambini.
Secondo gli studi della Weill Cornell Medicine, una prestigiosa scuola di medicina e istituto di ricerca biomedica della Cornell University, USA, oltre il 40% degli adolescenti vive sensazioni durature di profonda cupezza e di angoscia. Forse perché non hanno avuto la fortuna da piccoli di crescere coi nonni.
Dal punto di vista storico, almeno fino a qualche decennio fa, i figli sono stati cresciuti in un contesto di famiglia estesa, ossia un gruppo di parenti (come nonni, zii, cugini e parentado vario) che vive insieme e/o mantiene legami ed economie molto stretti attorno al nucleo principale. In seguito i modelli famigliari sono mutati verso una parcellizzazione delle relazioni.
I nonni ci sono ma vivono lontano e non sempre si ha il tempo di combaciare le rispettive esigenze. Quest’aspetto, secondo gli studiosi, ha creato un humus fertile in cui sono emerse le problematiche di salute mentale tra le giovani generazioni.
Perché i nonni sono speciali: dedicano tempo illimitato; sanno ascoltare senza emettere giudizi di sorta; sono a disposizione senza nulla a pretendere. I bambini si sentono liberi di esprimersi, senza essere condizionati da qualche errore. In parole povere sono figure significative e fondamentali per la crescita dei pargoli. Dal punto di vista scientifico le emozioni hanno una base biologica precisa e non sono eventi astratti, anzi incidono sulla salute psicofisica.

Si tratta di neurotrasmettitori ed ormoni agenti come messaggeri biochimici nel corpo. Queste sostanze collegano la mente e il corpo, traducendo le nostre esperienze in risposte fisiche ed emotive. Tra i principali vanno segnalate: la dopamina, conosciuta come l’ormone del piacere; serotonina regolatrice dell’umore; ossitocina, l’ormone dell’amore; endorfine, generano benessere psicofisico.
Ora tutte queste molecole alimentate dalla presenza dei nonni attraverso uno sguardo comprensivo, una parola di conforto e rafforzano, nel lungo periodo, il sistema immunitario delle emozioni. I bambini vogliono sentirsi ascoltati e, spesso, i genitori, pur con tutta la loro buona volontà, non lo fanno, invischiati come sono in un meccanismo perverso di lavoro e impegni, per cui non si ha mai tempo.
Sembra che nell’interazione genitori e bambini a prendere il sopravvento siano le disapprovazioni che i primi rivolgono ai secondi più che i complimenti. Questo non va assolutamente bene, perché troppe rimostranze producono ansia, demotivazione, livore. E’ un duro colpo nella fiducia dei bambini e scoraggia la voglia di fare un nuovo tentativo.
Inoltre si sta assistendo ad un’esasperazione del successo personale a discapito dei valori relazionali, di cortesia e accudimento. Questa situazione provoca stress, difficoltà nel relazionarsi e, nei casi, più gravi depressione.
L’antidoto più efficace è l’avo, per chi ha la fortuna di averlo. Meno male che il nonno c’è!