Provette scomparse e cartelle con i buchi: il centro fuori controllo

La relazione degli ispettori dopo l’errore che ha stravolto una famiglia. I veri genitori della bimba nati da una rosa di 25 nomi.

Napoli – Un nome sulla provetta sbagliata e una vita intera che deraglia. È il cuore del dramma esploso al centro di procreazione assistita dell’ospedale San Paolo, dove una coppia ha scoperto, solo dopo il parto, che la figlia messa al mondo non era biologicamente la loro. La bambina è nata il 3 giugno 2025, sana e amatissima, ma i suoi geni raccontano un’altra storia: quella di un errore che ha mescolato per sempre le carte del destino.

Il primo campanello d’allarme suona al momento delle dimissioni. I genitori, entrambi di gruppo sanguigno A, scoprono che la neonata è di gruppo B. Un dettaglio che non torna. Ripetono le analisi, poi arriva il test del DNA a spazzare via ogni dubbio: la piccola non è figlia loro. Alla donna era stato impiantato per errore l’embrione di un’altra coppia.

Ora, secondo la relazione degli ispettori che hanno passato al setaccio il centro dopo l’incidente, emerge il ritratto di una struttura fuori controlloprovette scomparsebuchi nelle cartelle cliniche, una tracciabilità dei campioni piena di falle. E un dato che pesa come un macigno: i veri genitori biologici della bambina sarebbero da cercare in una rosa di 25 nomi, tante quante le coppie i cui embrioni non risultano più identificabili con certezza.

La coppia, lui 41 anni e lei 36, aveva cinque embrioni congelati in quella criobanca. Il timore che li ha tormentati per un anno è agghiacciante: che uno dei loro fosse stato impiantato in un’altra donna, e che da qualche parte cresca un loro figlio biologico senza saperlo. L’Asl Napoli 1 Centro ha voluto smorzare l’incubo, precisando che non c’è stato un vero e proprio scambio reciproco e che i cinque embrioni della coppia non sarebbero stati trasferiti ad altre pazienti.

Siamo passati dallo scambio in culla a quello nell’utero, è la sintesi amara dell’avvocato della famiglia, Francesco Petruzzi, che parla di un danno psicologico enorme da quantificare. La coppia ha riconosciuto la bimba e la cresce con lo stesso amore del primogenito. Ma la fiducia in quella struttura, dicono, è distrutta.

La denuncia è finita sul tavolo della Procura di Napoli, che ha aperto un fascicolo per lesioni colpose affidando gli accertamenti al Nas dei Carabinieri. Il centro di Fuorigrotta è stato chiuso e poi ristrutturato, con nuove apparecchiature e nuovi referenti. Le attività sono riprese ad agosto. Ma la domanda più angosciante resta senza risposta: che fine hanno fatto gli embrioni, e chi risponderà di questa catena di errori che ha giocato con la vita delle persone.