La scomparsa dei Maiorana: padre e figlio inghiottiti nel nulla

Rossella Accardo, 19 anni dopo la sparizione, deposita una nuova memoria ai Pm di Palermo e lancia un appello: “Chi sa parli”.

Palermo – Un giallo che si trascina da 19 anni senza una verità, un cantiere lasciato all’alba e due uomini scomparsi come inghiottiti dal nulla. Era il 3 agosto 2007 quando l’imprenditore edile Antonio Maiorana e il figlio Stefano, appena 22enne, lasciarono il loro cantiere a Isola delle Femmine, alle porte di Palermo, e non fecero più ritorno. La loro auto, una Smart, fu ritrovata parcheggiata nel piazzale dell’aeroporto Falcone-Borsellino, chiusa e in perfetto ordine. Di padre e figlio, invece, nessuna traccia: né una telefonata, né un movimento bancario, né un solo indizio capace di reggere. Oggi la moglie e madre, Rossella Accardo, rompe di nuovo il silenzio e torna a bussare alla porta della giustizia.

La donna ha depositato una nuova memoria alla Procura di Palermo e alla Commissione regionale Antimafia, sollecitando la riapertura del fascicolo. Un caso che, negli anni, ha collezionato inchieste su inchieste, tutte finite con la stessa parola: archiviazione. L’ultima, nel maggio 2021. Ma per Accardo restano troppi punti oscuri mai chiariti dagli inquirenti, a partire da alcune impronte digitali rilevate sul veicolo e mai attribuite a un proprietario.

L’ombra più lunga è quella della mafia. La madre punta il dito in particolare sull’ex compagna del marito, l’argentina Karina Andrè. “Mi risulta che l’allora compagna del mio ex, Karina, parlò a della gente di alcuni documenti e dischetti che contenevano dettagli importanti sul caso collegato alla scomparsa di mio figlio”, racconta Accardo a Il Giornale di Sicilia. E aggiunge un dettaglio inquietante: la donna avrebbe rivelato “di avere avuto frequentazioni molto forti con persone di un certo calibro”, con velati riferimenti ad ambienti mafiosi e a collegamenti con Matteo Messina Denaro, il boss latitante catturato nel gennaio 2023 e morto pochi mesi dopo. “Vi sarebbero anche delle mail con nomi in codice, sostiene la donna.

Poi la vicenda più eclatante, quella dei documenti spariti. “La signora Karina, poco tempo dopo la scomparsa, consegnò ai miei suoceri del materiale da custodire, dicendo che grazie a questo si sarebbe potuto mandare delle persone in galera, ricorda Accardo. “Dopo qualche settimana lei ha chiesto indietro quei documenti, i miei suoceri glieli hanno restituiti e non se ne è più parlato. So per certo che c’era un cd: cosa c’era in quel cd? Vogliamo saperlo. Da qui la richiesta di un nuovo interrogatorio della donna, mai risultata indagata ma da sempre figura centrale del giallo.

Sullo sfondo resta la pista battuta a lungo dagli investigatori: il presunto ricatto sessuale. Secondo una delle ipotesi mai provate, Antonio Maiorana avrebbe ricattato il costruttore Francesco Paolo Alamia con un video compromettente per farsi cedere gratuitamente le quote delle società immobiliari “Calliope” ed “Edilia”, poi finite proprio a Karina Andrè. Un intreccio di affari, quote e minacce da cui sarebbe nato il duplice omicidio, mai chiarito. Una ferita che la famiglia porta doppia: nel 2009 anche Marco, il figlio più giovane di Antonio, si tolse la vita, probabilmente schiacciato dal peso di quella tragedia.

Da quel dolore Accardo ha ricavato la forza di combattere, dando vita alla Fondazione Marco e Stefano Maiorana e al “Bosco della Memoria” dedicato alle vittime dimenticate di mafia. “Nessun caso di scomparsa va archiviato”, ha ripetuto. E il suo appello, 19 anni dopo, resta uno solo: “Oggi chiediamo a chi sa di parlare“.