Sgomberata la tendopoli, la Flai Cgil lancia l’allarme

Oltre 150 persone trasferite, mentre il sindacato chiede risposte sul futuro dei lavoratori agricoli e sull’accoglienza.

Roma – Si è concluso oggi lo sgombero della tendopoli di San Ferdinando, in Cakabria, che in base a dati parziali e non ufficiali ha coinvolto oltre 150 persone, trasferite, nell’arco di ventiquattr’ore, verso le palazzine di contrada Serricella. L’area della tendopoli è stata chiusa, presidiata e dichiarata cantiere in vista dei lavori di bonifica previsti a partire dalla prossima settimana.

Se da un lato il tentativo di uscita dal ghetto rappresenta una spinta positiva, dall’altro l’impostazione complessiva dell’operazione solleva forti preoccupazioni sul piano politico e sociale.

“La Flai Cgil sostiene da sempre la necessità di superare definitivamente la logica dei ghetti ma non può dichiararsi soddisfatta dell’impostazione data a questo intervento” – dichiara Matteo Bellegoni, Capodipartimento Politiche migratorie e legalità del sindacato dell’agroindustria, che continua:

“L’impronta spiccata di natura securitaria, inserita nel quadro del Decreto Caivano Bis, unita all’assenza di risposte concrete e di una visione lungimirante, rischia di ridurre un’emergenza profondamente sociale in una questione di mero ordine pubblico”.

Mettendo insieme tutta la disponibilità alloggiativa non si superano i 500 posti. “La Prefettura chiarisca immediatamente come intende gestire l’imminente arrivo dei lavoratori per la campagna agrumicola che parte in autunno. Vogliamo davvero rischiare che sorgano spontaneamente nuovi insediamenti informali a poche centinaia di metri?” incalza Bellegoni.

Forte, poi, è il rammarico per la gestione dei fondi pubblici: la Flai Cgil da mesi denuncia lo spreco delle risorse del PNRR destinate proprio al superamento dei ghetti. Solo per San Ferdinando erano previsti quasi 5 milioni di euro.

Troppe le domande a cui si doveva rispondere prima di attuare uno sgombero. “Gli abitanti della tendopoli hanno messo le loro vite dentro una busta del discount. Le istituzioni continuano a trattare i lavoratori agricoli migranti come merce da spostare. Finchè non cambierà questa logica difficilmente riusciremo a parlare di una reale possibilità di inserimento e di inclusione conclude Bellegoni.