Polemica sul piano di risanamento: l’azienda non conteggia i benefici dei nuovi filobus elettrici e vuole 124 milioni extra.
Genova – Si accende il dibattito sul futuro del trasporto pubblico genovese e sul piano di risanamento di AMT, l’azienda che gestisce la mobilità cittadina. Al centro delle contestazioni c’è una presunta contraddizione tra gli ingenti investimenti finanziati con il PNRR e le richieste di nuovi fondi pubblici avanzate dall’azienda per garantire l’equilibrio dei conti.
Il piano economico predisposto da AMT prevedrebbe la richiesta di 124 milioni di euro aggiuntivi agli enti pubblici nell’arco di sei anni, basandosi però sullo scenario più prudenziale, senza considerare gli effetti positivi che dovrebbero derivare dai grandi investimenti già finanziati.
Nel mirino finiscono in particolare i quattro assi di forza, il progetto di potenziamento del trasporto pubblico cittadino che vale complessivamente quasi 500 milioni di euro, finanziati in larga parte con risorse del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza. Tra gli investimenti figurano anche i nuovi filobus elettrici, già consegnati e attualmente in attesa dell’entrata in funzione della rete dedicata.
Secondo le critiche, mentre questi mezzi dovrebbero consentire un servizio più veloce, frequente e capiente, il piano di risanamento ipotizzerebbe invece una produzione di servizio sostanzialmente ferma, calcolando il fabbisogno economico sullo scenario meno favorevole e senza contabilizzare i benefici attesi dagli investimenti.
Inoltre, nel documento sono stati elaborati due diversi scenari: uno definito più prudente e un altro, indicato come “management case”, che prevede una crescita del servizio. Quest’ultimo, tuttavia, non sarebbe stato utilizzato per determinare la richiesta dei contributi pubblici. Gli stessi benefici derivanti dagli investimenti vengono definiti nel piano come “difficilmente quantificabili”, motivo per cui non inciderebbero sulle stime economiche.
Tra gli aspetti criticati anche la velocità commerciale dei mezzi, uno degli indicatori principali che il progetto degli assi di forza dovrebbe migliorare grazie alle corsie preferenziali. Nel piano economico tale parametro verrebbe mantenuto sostanzialmente invariato rispetto alla situazione attuale, senza attribuire alcun beneficio alle nuove infrastrutture.
Il piano di risanamento prevede inoltre una riduzione della produzione di servizio nei prossimi anni: potrebbero diminuire i chilometri percorsi dagli autobus, con possibili ripercussioni sulla frequenza di alcune linee, anche se l’effettiva riorganizzazione del servizio sarà definita solo con la pubblicazione dei nuovi orari.
Alcuni tagli sono già diventati operativi. Dal 1° luglio, infatti, sono stati soppressi il Navebus tra Pegli e Porto Antico, i taxi bus a chiamata per alcune zone collinari e la navetta sperimentale del Righi, interventi che AMT ha motivato con esigenze di sostenibilità economica.
Un ulteriore elemento riguarda il sistema di bigliettazione elettronica Liguria Go, progetto regionale costato circa 22,5 milioni di euro. Secondo le contestazioni, i nuovi validatori installati sui mezzi consentirebbero attualmente l’acquisto diretto con carta di un solo titolo di viaggio, il biglietto da 110 minuti, mentre tecnologie analoghe utilizzate in altre città europee permettono una gestione più avanzata delle tariffe e una maggiore flessibilità per gli utenti.
Sul piano occupazionale viene infine richiamata la previsione di una riduzione di circa 380 posizioni lavorative entro il 2031, prevalentemente attraverso esodi incentivati, misura inserita tra quelle previste per il riequilibrio dei conti aziendali.