Sparito dal rifugio di Campi Bisenzio, l’animale è stata rinvenuto in un tugurio al confine con San Mauro. Indaga la Procura di Firenze.
Firenze – Ci sono storie che iniziano con un appello disperato e finiscono in un orrore che nessuno avrebbe voluto raccontare. “Muschio”, il caprone di 15 anni diventato in una settimana il simbolo di un’intera comunità, è stato ritrovato morto. Fatto a pezzi e gettato in una specie di tugurio in mezzo a un campo, al confine con San Mauro, nella zona del “ponte al Santo”. Un finale tragico e macabro che ha spezzato il cuore dei volontari del Rifugio Chico Mendes di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, che per giorni lo avevano cercato senza sosta, dall’alba al tramonto.
“Muschio” era scomparso sabato 18 luglio. Da 5 anni viveva nel santuario di San Donnino insieme al fratello Cotone e alle sorelle Indira, Guenda e Ganza, e ogni sera rientrava spontaneamente nella sua stalla. Quella routine, quella sera, si è interrotta. Temendo che l’età avanzata e il caldo torrido lo avessero stroncato con un malore, i volontari hanno iniziato a battere palmo a palmo i 16 ettari della struttura e le campagne circostanti: prima a piedi, poi con un drone dotato di tecnologia termica. Nessuna traccia. Solo appelli sui social e una denuncia ai carabinieri, con il sospetto di una possibile sottrazione da parte di ignoti.
La verità, atroce, è arrivata sabato pomeriggio, intorno alle 17. A guidare i volontari fino al punto del ritrovamento è stato un odore fortissimo, quasi nauseabondo. Il corpo dell’animale era in un manufatto interrato, nascosto tra la vegetazione, in un posto praticamente inaccessibile: chiuso da un cancello con un lucchetto, raggiungibile solo attraverso un piccolo foro nella recinzione. Troppo stretto, secondo i volontari, perché Muschio ci potesse passare da solo.

“Questo è il risultato di una cattiveria e di una follia dilagante. Non si può fare del male e ridurre in questo modo una creatura docile come Muschio”, ha raccontato in lacrime Martina, una delle volontarie, a La Nazione. Una parte del corpo, riferiscono, non c’era neppure più. “Vicino a dove l’abbiamo ritrovato non ci sono tracce di sangue, probabilmente non è stato ucciso qui”.
La carcassa, già in avanzato stato di decomposizione per le temperature roventi di questi giorni, è stata trasferita all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale del Lazio e della Toscana per l’autopsia e gli accertamenti veterinari. La Procura di Firenze ha aperto un’inchiesta: sul caso indagano polizia municipale e carabinieri, chiamati a ricostruire cosa sia accaduto dal giorno della scomparsa fino all’abbandono del corpo.
Il rifugio, pur travolto dal dolore, ha scelto la strada della prudenza: “Riteniamo doveroso non formulare ipotesi né attribuire responsabilità prima che gli accertamenti siano conclusi. Non intendiamo alimentare una cronaca costruita sul corpo di Muschio”. Per il Chico Mendes, trasformato sei anni fa da fattoria didattica a santuario di animali liberi, quel caprone era il leader del branco, oggi disorientato dalla sua assenza. E la promessa, rivolta direttamente a lui, è una sola: “Ti daremo giustizia“.