L’Italia che regge sulle spalle di 12 milioni di caregiver

Lo studio Istat sulle reti di solidarietà: uno su sette assiste gratis un familiare. La cura pesa più sulle spalle femminili.

Roma – C’è un esercito silenzioso che tiene in piedi il Paese, e non prende un euro. Sono oltre 12 milioni gli italiani che ogni giorno si prendono cura gratuitamente di un familiare, un parente, un amico o un vicino di casa: li lavano, li accompagnano dal medico, gli fanno la spesa, gli preparano i pasti, sbrigano al posto loro le pratiche burocratiche. È la fotografia scattata dall’Istat nello studio sulle reti di solidarietà, che mette nero su bianco il peso enorme di un welfare invisibile, fatto di braccia e non di stipendi, senza il quale l’intero sistema di assistenza crollerebbe.

A portare il fardello più pesante sono le donne. Secondo l’Istat, il 21,7% delle italiane presta questo tipo di aiuto, contro il 17% degli uomini. Un divario che racconta una verità antica: quando in famiglia qualcuno si ammala o non è più autosufficiente, sono ancora loro – mogli, figlie, madri, sorelle – a rinunciare a tempo libero, carriera e riposo per farsene carico.

I caregiver, spiega l’istituto di statistica, sono persone maggiorenni che offrono un aiuto gratuito in mille forme diverse: dal tenere compagnia all’accompagnare l’assistito, dal fornire prestazioni sanitarie di base all’aiutare nelle faccende domestiche. Un lavoro di cura che non compare in nessuna busta paga, ma che vale milioni di ore ogni giorno.

Dentro quei 12 milioni si nasconde il gruppo più provato di tutti: i caregiver familiari conviventi, cioè chi assiste un parente sotto lo stesso tetto. Sono 4,4 milioni di persone. È la forma di assistenza più dura, quella che non conosce orari né ferie, perché la convivenza quotidiana con chi ha bisogno di aiuto pretende una presenza costante, giorno e notte.

Numeri che pesano come un macigno proprio mentre le associazioni chiedono a gran voce un censimento nazionale e una legge che finalmente riconosca questi angeli custodi. Perché dietro le percentuali dell’Istat ci sono milioni di storie di sacrificio, di solitudine e di amore, che oggi lo Stato conosce solo a metà.