Confermato il risarcimento di 10mila euro che Roberto Saviano dovrà versare a Libra Editrice per aver riprodotto articoli di cronaca in Gomorra senza citarne la fonte.
Napoli – Si è chiuso, dopo circa quindici anni, il contenzioso legale nato attorno a Gomorra, l’opera più nota di Roberto Saviano. La I Sezione Civile della Corte di Cassazione ha stabilito che lo scrittore dovrà risarcire 10mila euro a Libra Editrice, la casa editrice che pubblica il Corriere di Caserta e le Cronache di Napoli, per aver riprodotto nel libro alcuni articoli dei due quotidiani senza indicarne la fonte né gli autori. La causa era stata avviata nel 2008 proprio dall’editore campano, secondo cui Saviano avrebbe inserito nel testo brani tratti fedelmente dai due giornali, limitandosi a definirli genericamente “quotidiani locali”.
L’importo del risarcimento era stato inizialmente fissato a 6 mila euro, poi rivisto al rialzo dalla Corte d’appello di Napoli nel 2024. Libra Editrice aveva impugnato quella decisione chiedendo una cifra più alta, ma la Cassazione ha respinto il ricorso ritenendo congruo l’ammontare stabilito in appello. Le sentenze avverse avevano già avuto una conseguenza concreta sull’opera: dall’undicesima ristampa in poi, Mondadori è stata obbligata a inserire nel volume l’indicazione delle fonti utilizzate da Saviano, con nomi dei cronisti, degli articoli e delle testate.
Nelle motivazioni i giudici hanno chiarito che il libro ha tratto un vantaggio solo marginale dai brani ripresi, dal momento che gli articoli incriminati risultano molto brevi se confrontati con l’estensione complessiva dell’opera. È stata riconosciuta inoltre la capacità dello scrittore di rielaborare quei testi inserendoli in una narrazione più ampia e di elevato valore letterario. Sulla mancata citazione delle fonti, la Corte ha distinto i due episodi contestati: nel primo caso la violazione si sarebbe protratta solo fino all’ottobre 2006, mentre nel secondo il libro specificava comunque che si trattava di un articolo apparso su un quotidiano locale, pur senza nominarlo, situazione poi sanata nel 2016 con l’aggiunta della fonte. Per i giudici, inoltre, il profitto ricavato dall’autore dell’illecito rappresenta solo uno degli elementi da valutare in via equitativa, da bilanciare con il contributo che quei brani hanno effettivamente dato al successo del libro.
Sui social Saviano ha commentato con soddisfazione l’esito della vicenda, spiegando che, a suo dire, non si è mai trattato di plagio. Lo scrittore ha ricostruito il contesto originario: nel 2006, scrivendo Gomorra, avrebbe riportato alcuni virgolettati dichiarando esplicitamente che provenivano da giornali locali, tra cui un passaggio che celebrava le doti da playboy del mandante dell’omicidio di don Peppe Diana, lo stesso sacerdote più volte diffamato da quelle testate; l’intento, ha precisato, non era appropriarsi di quelle parole ma farle conoscere ai lettori. Saviano ha infine ricordato che, nello stesso procedimento, anche Libra Editrice è stata condannata a risarcirlo per aver riprodotto integralmente due suoi articoli scritti quando non era ancora un autore affermato.