Un bambino di 15 mesi è morto dopo giorni di febbre, vomito e diarrea. Le mamme dei compagni: “Siamo molte preoccupate”.
Tropea – C’è un dolore che non ha parole, quello di una comunità che si stringe attorno alla bara bianca di un bambino che non ha ancora imparato a correre. Alessio Pio aveva appena 15 mesi quando il suo cuore si è fermato, nella notte di mercoledì 22 luglio, in un letto dell’ospedale di Catanzaro. Prima la febbre, poi il vomito, la diarrea che non si fermava, il ricovero d’urgenza e infine il buio. Per il piccolo di Zungri, minuscolo borgo del Vibonese, non c’è stato nulla da fare. E ora, mentre i genitori piangono un figlio strappato via troppo presto, resta una domanda a cui dare risposta: che cosa lo ha ucciso?
Il sospetto, terribile, ha un nome che fa gelare il sangue: Clostridium difficile, un batterio insidioso che di solito si annida tra le corsie degli ospedali e che si trasmette per via oro-fecale. Un nemico invisibile che, secondo le prime ipotesi degli investigatori, sarebbe entrato dall’esterno tra le mura dell’asilo nido privato Family Baby School di Tropea, la struttura che il piccolo Alessio frequentava. Ma nulla, al momento, è stato confermato ufficialmente: sarà l’autopsia, disposta dalla magistratura, a strappare la verità al silenzio.
Alessio non era solo. Nei giorni scorsi almeno dieci bambini dello stesso nido avrebbero accusato gli stessi sintomi: febbre alta, vomito e diarrea. Cinque di loro sono finiti in ospedale, quattro compagni di giochi oltre alla piccola vittima. Tre sono già stati dimessi, uno resta ricoverato ma non è in pericolo di vita. Un rosario di malori che ha trasformato le chat delle mamme in un bollettino d’angoscia, dove tra un messaggio e l’altro spuntavano i referti dei figli e il nome di quel batterio che nessuno aveva mai sentito.
“Siamo tutti molto preoccupati per un eventuale contagio. Ho paura che il batterio possa aver circolato anche tra gli altri bambini”, confida Monica, mamma di un piccolo di poco più di un anno, con la voce spezzata. Un’altra mamma, Federica, ritira la figlia dalla struttura da giugno ma non riesce a dormire: “Se è accaduto una volta, chi ci garantisce che non possa succedere ancora? Chiediamo la massima trasparenza“.
Nella serata di giovedì la Squadra Mobile di Vibo Valentia, su ordine della Procura, ha posto l’asilo sotto sequestro. La direttrice, Serena Miceli, si dice sconvolta e spiega di aver chiuso subito la scuola per consentire indagini e sanificazione straordinaria: “Molto probabilmente è un batterio entrato dall’esterno. I fasciatoi dove cambiamo i pannolini potrebbero essere stati contaminati”. Il sindaco di Tropea, Giovanni Macrì, ha passato le ore al telefono con i genitori: “Comprendiamo il loro dolore, ma non disponiamo di notizie ufficiali“.
Mentre l’Asp del Vibonese ricostruisce la catena dei contagi e l’inchiesta, per ora a carico di ignoti, prosegue senza sosta, il paese di Zungri si è fermato in un abbraccio silenzioso attorno a mamma e papà. “Ci stringiamo con rispetto alla famiglia”, il messaggio del Comune. Restano loro, soli, davanti a una culla vuota e a una verità ancora tutta da scrivere.