L’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra dovrà risarcire on oltre 300mila euro due suoi ex assistenti parlamentari.
Milano – Dalle barricate in difesa dei lavoratori al banco degli imputati come datrice di lavoro. Ilaria Salis, l’eurodeputata di Alleanza Verdi e Sinistra diventata simbolo della sinistra dopo i mesi di carcere in Ungheria, è stata condannata dal Tribunale di Milano a risarcire con oltre 300mila euro due suoi ex collaboratori, licenziati “senza giusta causa”. Una beffa politica per chi ha fatto della dignità del lavoro la propria bandiera.
La sentenza, firmata dal giudice Franco Caroleo della sezione Lavoro e depositata lo scorso 10 marzo, è stata resa nota solo in questi giorni. I due assistenti parlamentari, che avevano affiancato Salis anche durante la campagna elettorale, erano stati assunti nel febbraio 2024 con due contratti di collaborazione in scadenza nel 2029, alla fine del mandato. Ma sono stati licenziati in tronco dopo appena pochi mesi, nel luglio 2025, e senza preavviso.
La motivazione ufficiale? Il “venir meno del rapporto fiduciario” e una generica insoddisfazione professionale. Motivazioni che il giudice non ha ritenuto sufficienti. Anche perché Salis è rimasta contumace: non si è mai costituita in giudizio per difendersi. “Spettava alla datrice di lavoro l’onere della prova della giusta causa”, si legge nella sentenza, “ma l’eurodeputata, rimanendo contumace, non ha assolto al proprio onere”. Da qui la condanna: 300.900 euro di risarcimento (147.900 a un collaboratore, 153mila all’altro, pari agli stipendi che avrebbero maturato fino al 2029) più 10mila euro di spese legali.
L’europarlamentare respinge tutto e annuncia di aver già impugnato la sentenza. La decisione di allontanare i due assistenti, spiega, “non è stata arbitraria, improvvisa né priva di motivazioni”, ma “necessaria” per tutelare “il corretto esercizio del mio mandato e le risorse pubbliche”. E denuncia un dettaglio “ai limiti del surreale”: “Non ho mai avuto la possibilità di difendermi nel primo grado, svoltosi a mia insaputa. La notifica dell’udienza non mi è mai pervenuta”. Il processo è ora pendente in appello.
Immediato l’attacco del centrodestra, che ha fiutato la contraddizione politica. Il senatore di Forza Italia Maurizio Gasparri ha parlato di chi “predica bene e razzola male”, accostando Salis al caso Soumahoro. Da Fratelli d’Italia Fabio Rampelli ha rincarato: “Facile fare la paladina degli ultimi a chiacchiere”. Il leghista Matteo Salvini ha liquidato la vicenda con una sola parola affidata ai social: “Spiace”. A difenderla il segretario di Avs Nicola Fratoianni: “Per noi il rispetto dei diritti dei lavoratori è incrollabile. Vedremo come andrà l’appello”.