L’ultima intervista telefonica a Trump aveva fatto esplodere il caso con Meloni. È morto d’infarto nella sua casa vicino a Washington.
Washington – C’è un silenzio nuovo, questa mattina, nel vialetto che porta alla sala stampa della Casa Bianca. Quel vialetto dove ogni alba, spesso prima che sorgesse il sole, un giornalista italiano dallo sguardo curioso raccontava agli spettatori di La7 i retroscena dell’America di Donald Trump. Daniele Compatangelo, 50 anni, se n’è andato così, all’improvviso, stroncato da un infarto nella sua abitazione in Virginia, a pochi passi dalla capitale americana. Se n’è andato nel weekend, quello che lui stesso aveva definito “libero”, con l’unico impegno della finale dei Mondiali. E invece è diventato l’ultimo.
A dare la conferma della scomparsa è stata la madre, raggiunta dall’Ansa. Il suo corpo, spiegano fonti vicine al giornalista citate dall’Adnkronos, è rimasto a lungo all’interno dell’appartamento per consentire alla polizia di svolgere tutti gli accertamenti necessari. “Era molto stressato nell’ultimo periodo“, raccontano le stesse fonti, secondo cui la notizia ha messo sotto shock l’intera comunità dei giornalisti italiani a Washington.
Perché Daniele non era un cronista qualunque. Era una figura conosciuta anche alla Casa Bianca, tanto che alla notizia della sua morte “c’era gente in lacrime”. Lavorava lì tutti i giorni, anche la domenica, con una tenacia che gli aveva conquistato un posto nella sala stampa più ambita del mondo.
Il suo nome, nelle ultime settimane, era finito al centro delle cronache politiche italiane. L’ultimo scoop era stato una clamorosa intervista telefonica a Donald Trump, un colpo giornalistico che aveva scatenato lo scontro tra il presidente americano e la premier Giorgia Meloni dopo il suo servizio a L’Aria che tira.
La sua storia era cominciata lontano. Nato in Liguria e cresciuto a Torino, dopo anni vissuti a Roma si era trasferito da tempo negli Stati Uniti, prima a Los Angeles e poi, dalla primavera del 2021, a Washington. Alle spalle aveva 25 anni di carriera, tra collaborazioni con Sky, il Secolo XIX, la Rai, Mediaset e la televisione svizzera di lingua italiana, la RSI. Aveva seguito otto edizioni dei Giochi Olimpici, da Sydney 2000 a Londra 2012, comprese quelle della sua Torino nel 2006.
Amava lo sci e lo sport, e nel 2011 il suo documentario investigativo The Los Angeles Breakdown gli era valso una Menzione d’Onore ai Southern California Journalism Awards. Nella primavera del 2025 aveva fondato la White House Foreign Correspondents’ Association, l’associazione dei corrispondenti stranieri che seguono la politica americana, di cui era presidente.
A ricordarlo è il direttore de La7, Andrea Salerno: “Siamo attoniti. Tutta La7 si stringe ai suoi cari. Daniele era un collaboratore prezioso e raro, per la sua voglia di raccontare sempre, con precisione e allegria. Era un bravo giornalista. Mancherà“.