Lo stallo “conteso” era assegnato a un 17enne attaccato ai macchinari salvavita. La lite per il parcheggio è degenerata in una spedizione punitiva.
Napoli – C’è una casa, a Casoria, dove il tempo è scandito dai bip di un ventilatore polmonare. Dentro vive Liberato, 17 anni, tracheostomizzato e alimentato con il sondino da quando aveva sei mesi. È in quella casa, davanti alla porta oltre la quale un ragazzo respira grazie alle macchine, che si è consumata una violenza cieca: quattro donne e un uomo armato di casco hanno aggredito la madre e un altro dei suoi figli, riducendolo a sangue. La colpa? Aver osato chiedere che venisse rispettato un posto auto per disabili, assegnato dal Comune dodici anni fa proprio per Liberato.
A raccontare tutto è Anna Combatti, la madre, in un lungo post sui social poi rilanciato dal deputato Francesco Emilio Borrelli. Tutto comincia martedì 14 luglio, quando Anna trova lo stallo riservato e numerato sotto casa occupato da un’auto non autorizzata. Chiede gentilmente di spostarla. La risposta è un muro: «Anche mio padre è disabile, quindi lo usiamo noi». La conducente pretende addirittura di visionare i documenti sanitari del ragazzo e lascia l’auto bloccata con il bloccasterzo: «Chiama pure i vigili, io da qui la macchina non la tolgo». Poco distante, la segnaletica dello stallo giace divelta e buttata a terra.
Ma è quando Anna annuncia di voler inviare le foto a Borrelli che, come dice lei stessa, «è iniziato l’inferno». Scendono in quattro. Quattro donne la assaltano davanti alla porta di casa, entrando fin dentro il corridoio, incuranti del fatto che a pochi metri ci sia Liberato attaccato ai macchinari. Interviene l’altro figlio per fare da scudo alla madre. Poi arriva il rinforzo maschile: il fratello delle donne entra nel palazzo con il casco in mano e lo scaglia con violenza inaudita verso il volto di Anna. A prendersi il colpo è il figlio: «La visiera si è letteralmente frantumata sulla sua faccia. Voleva colpire me, ha preso lui».
Il corridoio pieno di sangue, il ragazzo che sviene con il viso tumefatto. Trasportato prima a Frattamaggiore e poi a Pozzuoli, i medici gli diagnosticano la frattura del setto nasale. Per ora niente intervento, ma un tutore e altri controlli. Una notte intera in ospedale sotto osservazione.
Sul caso sono intervenuti i carabinieri del nucleo radiomobile, che hanno identificato i presenti e denunciato tre persone per rissa, avviando accertamenti per individuare tutte le responsabilità, a partire dall’uomo che ha usato il casco come arma impropria. «Non si tratta di una lite, ma di una violenza feroce che deve essere punita con la massima severità», hanno dichiarato Borrelli e l’assessore comunale Salvatore Iavarone, esprimendo solidarietà alla famiglia.
Anna, però, va oltre il singolo episodio: «Tutto questo per cosa? Per l’arroganza di chi vuole impadronirsi delle cose altrui pretendendo di farsi legge da soli con la violenza. Essere aggrediti in casa propria, mentre dentro c’è un ragazzo fragile attaccato ai macchinari… Questo è lo schifo in cui viviamo. Non staremo in silenzio. Questa brutalità deve essere punita».