Anadyomene: l’arte della natura si specchia negli antichi lavatoi

Le tele ecosostenibili nate dall’acqua approdano a una mostra pubblica dopo un lungo processo di immersione nei fondali marini.

Ai lavatoi pubblici di Rio, sull’isola d’Elba, l’acqua non ha mai smesso di scorrere. Nella vasca centrale, alimentata ancora oggi da una sorgente viva, si specchiano le travi scure del soffitto e la luce che entra dalle finestre ad arco. È in questo luogo, custode per secoli dei gesti quotidiani di una comunità, che approdano per la prima volta le Naturografie di Roberto Ghezzi: opere che dall’acqua sono nate e all’acqua, in un lavatoio ancora vivo, tornano a specchiarsi.

In questi spazi, per generazioni, si è consumata la vita sociale del paese: le donne si ritrovavano a fare il bucato, e qui, al ritorno dal lavoro, i minatori si fermavano a lavarsi con l’acqua della Fonte dei Canali prima di rientrare a casa. Un luogo di soglia, dove ci si spogliava della fatica del giorno prima di tornare alla vita domestica: una funzione che oggi, nell’accogliere le opere di Ghezzi, il lavatoio sembra riproporre in altra forma, come spazio di passaggio tra ciò che si porta addosso e ciò che si lascia emergere.

È la prima esposizione pubblica di Anadyomene. Nascente dall’acqua, progetto ideato da S.M.AR.T., Sistema Museale dell’Arcipelago Toscano. Anadyomene, “nascente” o “che emerge dal mare”, è uno degli appellativi di Afrodite: nella mitologia popolare è dalla collana della dea che nascono le sette isole dell’arcipelago toscano, sette perle che invece di affondare risalgono in superficie. Una leggenda di naviganti e di acque, di perdite che diventano luoghi, di rotte impreviste che ridisegnano per sempre il paesaggio.

Le opere esposte a Rio sono Naturografie©, termine coniato dall’artista per un processo in cui è la natura stessa a lasciare traccia di sé su supporti ecosostenibili, immersi per mesi nelle acque dell’arcipelago. Umidità, minerali, luce, organismi microscopici, sedimenti: tutto ciò che l’ambiente contiene diventa materia pittorica. L’opera finale non è dell’artista nel senso convenzionale del termine, ma il risultato di un accordo tra l’uomo e il luogo, in cui Ghezzi ha posto le condizioni e la natura ha esercitato la propria libertà. “Predispongo i supporti e poi mi faccio da parte”, racconta l’artista. “Lascio che sia la natura a compiere il gesto.”

Il progetto nasce come residenza artistico-scientifica promossa da S.M.AR.T., con il coinvolgimento di ricercatori e professionisti chiamati a individuare, isola per isola, gli ambienti più significativi da un punto di vista scientifico. Ghezzi ha installato sei tele in luoghi salmastri, termali e d’acqua dolce dell’arcipelago: il laghetto rosso delle Conche, presso Rio Marina, all’interno del Parco Minerario; il porticciolo del Golfo di Mola e il bacino acquifero delle Miniere del Ginevro, a Capoliveri, cinquantaquattro metri sotto il livello del mare; le Terme di San Giovanni, a Portoferraio; il porto dell’isola di Capraia; e quello di Cala Maestra, sull’isola di Montecristo, riserva naturale dello Stato gestita dal Reparto carabinieri Biodiversità di Follonica, che per la prima volta nella sua storia ha ospitato un’installazione artistica.

Dopo circa tre mesi di posa, le tele sono state ritirate per una fase di studio scientifico condotta dal CNR di Pisa e dal biologo Guido Silvano, dell’Università di Bologna, sui tessuti e sulle acque prelevate. I risultati confluiranno nell’esposizione e negli sviluppi futuri del progetto, seguito dal comitato tecnico scientifico di S.M.AR.T., composto da ricercatori, docenti universitari, funzionari delle Soprintendenze, archeologi, geologi, storici dell’arte contemporanea, paleontologi, architetti e museologi.

La prima tappa di Anadyomene coincide con la XII edizione di Elba Book Festival, dedicata al tema dei Naviganti: un dialogo naturale, perché il navigante non governa il mare, lo ascolta, mette in conto l’incertezza e accetta l’attraversamento come condizione del movimento. È lo stesso sguardo che Ghezzi porta nelle acque dell’arcipelago: non una conquista del paesaggio, ma un ascolto prolungato, paziente, quasi scientifico.

La mostra resta aperta ai lavatoi di Rio. Successivamente si sposta a Portoferraio, negli spazi dell’Open Air Museum Italo Bolano; per il finissage è previsto un talk con l’artista. Tutti gli appuntamenti sono a ingresso gratuito. In virtù di un protocollo scientifico siglato tra la direzione di S.M.AR.T. e i Musei Civici di Siena, il progetto sarà presentato a Siena. “Il risultato”, racconta Ghezzi, “sono opere in cui la natura e il paesaggio manifestano autenticamente se stessi, innescando un inedito dialogo tra arte, scienza ed ecologia.” Ai lavatoi di Rio, quel dialogo prende la forma più semplice: l’acqua che un tempo lavava i panni della comunità oggi restituisce, sospese sopra la stessa vasca, le immagini che il mare ha lasciato emergere.