Prima tolgono lo sconto sulle accise, poi danno la colpa a Hormuz. E il portafogli degli italiani si svuota.
Bentornati al gran ballo della pompa di benzina, dove la musica cambia ogni settimana ma a pagare il conto sono sempre gli stessi fessi: noi. Oggi il copione dell’ennesima stangata estiva si arricchisce di un capitolo che sfiora il capolavoro della truffa psicologica.
Ricordate quando una settimana fa il greggio crollava e le compagnie riducevano i listini a colpi di millesimi, tra la pigrizia di un governo immobile e le scuse della raffinazione? Bene. È bastato che stamattina i mercati delle materie prime registrassero un sussulto – con il Wti che risale a 74,66 dollari al barile (+4,55%) e il Brent a 79,41 dollari (+4,47%) – per far scattare immediatamente i rincari record.
In autostrada, benzina e diesel hanno ripreso il volo, sfondando allegramente e con largo anticipo la soglia psicologica dei 2 euro al litro. Gli autotrasportatori sono in ginocchio, con calcoli da brividi che parlano di oltre 1.300 euro di spese in più al mese, proprio all’inizio del grande esodo estivo.
Ma la vera perla è la narrazione ufficiale. Intervistato da La Repubblica, il ministro delle Imprese e del Made in Italy, Adolfo Urso, sfodera la supercazzola geopolitica definitiva. Con il Golfo di nuovo in fiamme, il ministro afferma che, in caso di nuova crisi prolungata nello Stretto di Hormuz, il governo punterà su sostegni selettivi per imprese e famiglie a basso reddito, ma “nessun intervento a pioggia”.
Capito il trucco? I prezzi aumentano perché il governo ha tolto lo sconto sulle accise, ma la colpa preventiva viene già scaricata sul “povero” Stretto di Hormuz, l’eco-mostro perfetto per giustificare ogni rapina al distributore.