La fabbrica maledetta torna a uccidere: un morto e un ferito grave

Nuova strage sfiorata alla ex Esplodenti Sabino di Casalbordino. È la terza tragedia in sei anni: nove le vittime dello stesso sito.

Casalbordino (Chieti) – C’è un cancello, in contrada Termine, che si è richiuso ancora una volta su una tragedia. Sono le 8 del mattino di giovedì 9 luglio quando un boato squarcia il silenzio della campagna abruzzese e si propaga per chilometri, facendo sobbalzare gli abitanti fin dentro le case. Alla ex Esplodenti Sabino, la fabbrica che smonta e disattiva munizioni militari, la morte è tornata a bussare: un operaio ha perso la vita, un altro è stato strappato per un soffio allo stesso destino, ricoverato in condizioni gravissime.

La deflagrazione, stando alle prime ricostruzioni, è avvenuta all’aperto, nel piazzale dello stabilimento, mentre si maneggiava materiale esplosivo. Una potenza devastante, capace di far tremare i vetri delle abitazioni vicine e di riportare, in un istante, tutta la paura di un passato che qui nessuno ha mai davvero dimenticato.

Sul posto è scattata immediata la corsa contro il tempo: i vigili del fuoco di Vasto, i sanitari del 118 con l’eliambulanza, i volontari della Protezione Civile Madonna dell’Assunta e i carabinieri, impegnati a mettere in sicurezza l’area e a ricostruire la dinamica di quei secondi maledetti. Per uno dei due operai, però, non c’è stato nulla da fare.

Quello di oggi non è un incidente isolato. È l’ultimo capitolo di una maledizione che perseguita questo sito da anni, teatro delle cosiddette stragi di Casalbordino. Il 21 dicembre 2020 una prima esplosione spezzò la vita di Carlo Spinelli, Paolo Pepe e Nicola Colameo: per quella tragedia tutti gli imputati sono stati assolti in primo grado, e la Procura ha presentato appello, ancora pendente. Il 13 settembre 2023 una seconda deflagrazione portò via Fernando Di Nella, Giulio Romano e Gianluca De Santis: per quel disastro l’udienza preliminare a carico di dieci imputati, accusati di omicidio colposo plurimo e disastro colposo, è stata rinviata al prossimo 19 novembre.

Sei morti in tre anni, ai quali oggi si aggiunge una nuova vittima. Nove vite consumate dalle fiamme e dalle polveri dello stesso stabilimento. Nell’ottobre 2025 l’azienda era stata rilevata dalla multinazionale Arca Defense Italy, che aveva promesso di garantire la continuità del lavoro a tutti i 59 dipendenti. Una promessa che oggi si scontra, ancora una volta, con il rumore assordante di un’esplosione e con il silenzio di una famiglia che piange.

Ora la parola passa agli inquirenti, chiamati a stabilire cosa sia andato storto in quel piazzale all’alba di una giornata d’estate. Ma la domanda che serpeggia tra la gente di Casalbordino è più semplice e più amara: quante volte ancora quel cancello dovrà richiudersi su una vita spezzata prima che qualcosa cambi davvero?