Cacciatori maestri di natura ai bambini delle elementari: è polemica

Lipu, Wwf, Lav, Enpa e Oipa contro la Federcaccia entrata in tre scuole di Macerata: “Chi imbraccia il fucile non può insegnare il rispetto degli animali”.

Macerata – C’è qualcosa che stride, un cortocircuito che ha fatto sobbalzare mezza città: uomini che nei boschi imbracciano il fucile trasformati, per un giorno, in maestri di ecologia davanti a una classe di bambini. È accaduto in tre scuole primarie di Macerata – la “Anna Frank”, la “Fratelli Cervi” e la “Salvo d’Acquisto” – dove alcuni rappresentanti della Federcaccia hanno partecipato all’installazione di casette nido per gli uccelli insieme agli alunni. Un’iniziativa che ha acceso la miccia della protesta di ben cinque tra le più note sigle ambientaliste e animaliste, pronte a puntare il dito contro un paradosso che definiscono insopportabile.

A sollevare il caso sono le sezioni di Macerata e Civitanova della Lipu, la Lav di Macerata, il Wwf di Ancona e Macerata, l’Enpa di Macerata e l’Oipa Italia, riunite in un unico comunicato. La domanda che lanciano è tagliente: “Ben vengano le iniziative per tutelare i nostri amici alati e garantire loro un rifugio, ma ci domandiamo come chi spesso prende in mano un’arma per andare in natura possa effettivamente insegnare ai più piccoli il rispetto degli animali e dell’ambiente”.

Per le associazioni l’educazione ambientale è uno strumento troppo delicato per essere lasciato in mano a chi non possiede “specifiche competenze naturalistiche, scientifiche e pedagogiche”. E non è solo questione di principio: anche le casette nido, avvertono, non si improvvisano. “Dimensioni, foro d’ingresso, esposizione e collocazione devono rispettare criteri precisi derivati dagli studi ornitologici. Un foro troppo ampio può favorire l’ingresso di predatori, mentre un posizionamento errato rende i nidi facilmente raggiungibili da gatti e volpi”.

Ma la vera stoccata è politica. Le sigle collegano l’episodio al DDL 1552 sulla caccia, il disegno di legge che gli ambientalisti hanno ribattezzato “Sparatutto” e che punta a stravolgere la storica Legge 157 del 1992 sulla protezione della fauna selvatica. Il testo, che ha già incassato il via libera del Senato con le prime firme del centrodestra – Malan, Romeo, Gasparri e Salvitti – promette più specie cacciabili, aree più estese, calendari più lunghi e persino il via libera agli spari sui valichi di montagna e sulla neve. “In un momento storico in cui la conservazione della biodiversità dovrebbe essere una priorità condivisa – è l’affondo delle associazioni – appare fondamentale rafforzare nelle nuove generazioni una cultura della tutela ambientale fondata sulle evidenze scientifiche”.

La replica del mondo venatorio non si è fatta attendere. Il presidente provinciale della Federcaccia di Macerata, Nazzareno Galassi, ha rispedito al mittente ogni accusa, parlando di “una visione ideologica, non un confronto sui fatti”. Secondo Galassi molti cacciatori «seguono corsi obbligatori, conoscono fauna, habitat e normativa, collaborano con università, Ispra ed enti pubblici, partecipano a censimenti, monitoraggi e progetti di conservazione». La tutela della biodiversità, ha concluso, “si costruisce con dati e gestione concreta del territorio, non con etichette o contrapposizioni”.

Sullo sfondo resta il paradosso che ha diviso la città: da una parte lo Stato che spinge per allargare le maglie della caccia, dall’altra i cacciatori che entrano in classe a spiegare ai bambini come si protegge un nido. Due volti della stessa medaglia che, per gli ambientalisti, non potranno mai coincidere.