“Me l’hanno ucciso due volte”: il grido della famiglia di Diabolik

Sette anni dopo l’agguato al Parco degli Acquedotti, la sorella Angela rompe il silenzio e l’assoluzione del presunto killer riapre la ferita.

Roma – C’è un dolore che il tempo non consuma e una domanda che, a sette anni di distanza, non ha ancora risposta: chi ha ucciso Diabolik e chi lo ha voluto morto?. È il tarlo che divora la famiglia di Fabrizio Piscitelli, il capo storico degli Irriducibili della Lazio freddato con un colpo di pistola alla testa il 7 agosto 2019, mentre sedeva su una panchina del Parco degli Acquedotti. Oggi a rompere il silenzio è la sorella, Angela Piscitelli, che in un’intervista esclusiva firmata da Manuele Avilloni e pubblicata dal canale DarkSide racconta il fratello “persona” e “vittima” di omicidio, quello che i riflettori non hanno mai voluto vedere.

Nel lungo colloquio, Angela ripercorre le carte dell’operazione Grande Raccordo e lancia un’accusa che pesa come un macigno: l’uomo emerso dagli atti giudiziari, dice, non coincide con il mostro dipinto da anni di cronache e programmi televisivi. Un’immagine costruita a tavolino, che alla famiglia è rimasta appiccicata addosso come una seconda condanna.

Il racconto non risparmia nulla. C’è la telefonata con cui apprese la notizia dell’omicidio, quel momento in cui il mondo le è crollato addosso. E c’è, soprattutto, la vicenda giudiziaria di MusumeciRaul Esteban Calderon, al secolo Gustavo Alejandro Musumeci – condannato all’ergastolo in primo grado nel marzo 2025 come esecutore materiale del delitto e poi assolto in appello lo scorso 8 maggio “per non aver commesso il fatto”. Un ribaltamento che ha cancellato l’unica certezza processuale rimasta.

La sorella di Diabolik: “Mio fratello è stato ucciso due volte”. Frame dal canale YouTube DarkSide

Angela punta il dito anche su un dettaglio rimasto nell’ombra: la presenza, quella sera, di un secondo uomo a bordo di un’altra auto, identificato negli atti come Fabietti. E poi il capitolo del cellulare della vittima, sbloccato dagli inquirenti e finito, secondo lei, al centro di un uso tanto giudiziario quanto mediatico.

Ma è sulla televisione che la sorella non nasconde l’amarezza. Pochi giorni prima della sentenza di assoluzione, a Belve Crime, il programma condotto da Francesca Fagnani, era andata in onda l’intervista alla compagna di Musumeci. Una tempistica che ad Angela ha lasciato più di un dubbio: un sospetto personale, dice, senza voler affermare che quella diretta nazionale abbia davvero pesato sull’esito del processo. Ma la domanda, ormai, è nell’aria.

A sette anni dall’agguato, la famiglia attende ancora un nome per i mandanti e per chi ha premuto il grilletto. Angela ribadisce la fiducia nel lavoro degli inquirenti e dei magistrati. E affida il senso di tutto alle parole della madre, pronunciate dopo l’assoluzione, che valgono più di qualsiasi sentenza: “Me l’hanno ucciso due volte”.