L’Arera stabilisce soglie e importi: dalle 8 alle 12 ore di buio per ottenere l’indennizzo, che viene accreditato automaticamente in bolletta.
Condizionatori a pieno regime, frigoriferi sotto sforzo, consumi che impennano nelle ore più torride: la rete elettrica italiana sta accusando il colpo di questa estate, e quando il sistema cede sono i cittadini a pagarne le conseguenze. Quello che in pochi sanno è che la legge prevede un rimborso automatico in caso di interruzione prolungata della fornitura, senza moduli da compilare, né richieste da presentare.
Le soglie le stabilisce il Testo Integrato della qualità del servizio elettrico emanato dall’Arera. Nei comuni con più di cinquemila abitanti il blackout deve durare almeno otto ore consecutive per far scattare il diritto all’indennizzo; nei centri più piccoli la soglia sale a dodici ore. Se la corrente viene ripristinata ma si interrompe di nuovo entro un’ora, le due interruzioni si sommano e vengono conteggiate come un unico evento continuativo, così da impedire ai distributori di aggirare il meccanismo con brevi riaccensioni.
L’importo base per i clienti domestici in bassa tensione è di 34,50 euro, a cui si aggiungono 17,25 euro per ogni quattro ore successive di buio, fino a un massimo calcolato su 240 ore complessive. Un esempio concreto: venti ore senza corrente danno diritto a 86,25 euro. Per le attività commerciali, bar, ristoranti, negozi, alberghi, le cifre di partenza sono più alte, per tenere conto delle perdite legate al fermo dell’attività.
Il rimborso non richiede alcun intervento da parte del consumatore: è il distributore a verificare l’interruzione, calcolare l’importo e accreditarlo tramite la società di vendita nella prima bolletta utile, di solito entro due o tre mesi. Vale però la pena controllare le fatture con attenzione, poiché la voce potrebbe non essere segnalata in modo evidente. In caso di mancato accredito, ci si può rivolgere allo Sportello del consumatore dell’Arera.
Diverso è il caso in cui il blackout o uno sbalzo di tensione causino danni materiali. In questo caso l’indennizzo automatico non è sufficiente: il consumatore deve raccogliere prove documentali (scontrini, fotografie, perizie tecniche) e presentare una richiesta formale di risarcimento al distributore, dimostrando il nesso diretto tra l’interruzione e il danno subito.
L’Italia sconta anni di investimenti insufficienti su una rete di distribuzione progettata per carichi molto inferiori a quelli attuali e la diffusione crescente del fotovoltaico, che immette energia in modo discontinuo, non aiuta la stabilità del sistema. È per questo che Assoutenti ha chiesto all’Arera di aprire un tavolo d’emergenza con distributori e fornitori, per elaborare un piano strutturale che vada oltre i rimborsi e garantisca la continuità del servizio.