L’agenzia Bec ha chiuso cancellando le vacanze studio all’estero. Sessanta famiglie stanno valutando un’azione collettiva: “Versati da 15mila a 30mila euro a testa”.
Milano – C’è un’età in cui il mondo sembra ancora tutto da conquistare, e un semestre dall’altra parte dell’oceano è la promessa più bella che si possa fare a un ragazzo di 17 anni. Poi arriva una mail, tre righe fredde, e quel sogno si sbriciola in un istante. È accaduto a una sessantina di famiglie italiane – undici solo in Lombardia, tra Milano, Varese e Como – che avevano affidato i figli, e i propri risparmi, all’agenzia milanese Bec Italia per un anno di studio all’estero mai partito.
La dinamica è sempre la stessa, raccontata con le stesse parole spezzate da genitori che si sono ritrovati beffati proprio sul più bello. Un liceale del Carducci di Milano sognava l’Arizona, il deserto, una high school di Phoenix. I suoi, come ricostruito da Il Corriere della Sera, avevano firmato il contratto il 10 maggio e versato 9mila euro di acconto su un totale di 22mila. Un mese dopo, il 10 giugno, l’agenzia annunciava via mail la cessazione dell’attività e l’annullamento di tutte le partenze. “Impossibile che a maggio non sapessero già delle loro difficoltà: questo è raggirare le persone“, accusano i genitori.
Le cifre in ballo fanno impressione: da 15mila a oltre 30mila euro a testa, a seconda della destinazione. Chi aveva scelto gli Stati Uniti, chi il Canada, chi persino la Thailandia o Singapore. Un comitato spontaneo di famiglie sta valutando un’azione collettiva, mentre dodici hanno già presentato denuncia alla Procura di Milano. Ma le speranze di rivedere i soldi sono poche: una settimana dopo la mail, la società titolare del marchio, International Cultural Exchanges, è finita in liquidazione giudiziale.

E qui si apre la beffa più amara. Bec ha detto di aver chiesto l’intervento del Fondo Vacanze Felici, l’organismo di garanzia del turismo organizzato a cui aderiva. Ma il Fondo, spiegano le famiglie, non pagherà: dalla tutela “sono esclusi tutti i prodotti privi di una finalità turistica, quali i programmi di scambio studentesco“. Un vuoto legislativo che la mamma dello studente del Carducci denuncia con lucidità: “Fino al 2016 c’era un fondo di garanzia nazionale del ministero del Turismo. Oggi la legge rimborsa solo i pacchetti turistici, non un soggiorno culturale. Serve un intervento del legislatore”.
Dietro i numeri, però, restano i ragazzi. “Ciò che fa orrore, oltre al danno, è la mortificazione dei sogni dei nostri figli”, dice il papà di una studentessa di Varese che aveva versato 15mila euro. C’è chi non voleva più partire e va convinto, chi ripiega sulla Nuova Zelanda, chi è risalito ai partner americani dell’agenzia per salvare il salvabile, sborsando altri 9mila euro. Piccole luci in una vicenda che, dietro il linguaggio arido dei bilanci e delle liquidazioni, nasconde il volto di adulti che, come dice un genitore, “rubano i sogni dei ragazzi”.