“Ridateci il nostro futuro”: la protesta dei disoccupati sul Maschio Angioino

Movimento 7 Novembre e Cantiere 167 Scampia in rivolta: i 600 tirocini promessi per il 1° luglio non partono nonostante i contratti firmati. Corteo, blocchi stradali e tensioni con la polizia.

Napoli – Quando la disperazione sale più in alto dei palazzi del potere, non resta che arrampicarsi. Ed è esattamente quello che hanno fatto decine di lavoratori disoccupati nella notte tra mercoledì e giovedì, salendo sul tetto del Maschio Angioino – la fortezza simbolo della città – per piantare lì, tra le merlature medievali e il cielo di Napoli, la bandiera della loro protesta. Una protesta nata dalla fame di lavoro e alimentata da una promessa tradita: 600 tirocini formativi, con contratti già firmati, che sarebbero dovuti partire il prossimo 1° luglio e che, a pochi giorni dalla scadenza, restano lettera morta.

All’alba il presidio sul tetto si è trasformato in corteo. Gli attivisti delle sigle Movimento 7 Novembre e Cantiere 167 Scampia – due realtà storiche delle lotte per il lavoro nel capoluogo campano – sono scesi in strada e hanno attraversato il centro della città, snodandosi lungo le arterie principali e improvvisando blocchi stradali che hanno mandato in tilt la viabilità per ore. File interminabili di auto, clacson impazziti, automobilisti esasperati. La temperatura, già rovente per l’ondata di caldo che sta soffocando il Sud Italia, ha reso la giornata ancora più incandescente.

La tensione è salita quando il corteo si è trovato faccia a faccia con gli agenti della polizia, schierati per contenere la protesta e riaprire le strade. Momenti di forte attrito si sono registrati sia con le forze dell’ordine sia con gli automobilisti rimasti intrappolati nel caos, ma nonostante il clima al limite i manifestanti non hanno fatto un passo indietro.

Al centro di tutto c’è una questione che ha il sapore amaro della burocrazia che schiaccia le persone: quei 600 tirocini, raccontano i portavoce dei movimenti, erano stati regolarmente contrattualizzati. Le firme c’erano, gli impegni erano stati presi. Ma a ridosso della partenza, nessuna certezza è arrivata. Nessuna conferma, nessuna comunicazione ufficiale. Solo il silenzio delle istituzioni, che per chi non lavora suona come una condanna.

Non è la prima volta che i disoccupati organizzati di Napoli scelgono forme di protesta eclatanti. Già nelle scorse settimane un’analoga manifestazione era partita da piazza Dante, con cortei lungo via Toledo e richieste rimaste senza risposta. Ma l’occupazione notturna del Maschio Angioino ha segnato un’escalation, portando la vicenda sulle pagine nazionali e trasformando una vertenza locale in un caso politico.

Mentre le strade del centro si liberavano lentamente e i vigili urbani provavano a rimettere ordine nel traffico, dai tetti del castello si levava ancora una voce collettiva: quella di chi chiede soltanto di poter lavorare, e di non essere dimenticato dietro una firma su un contratto che nessuno intende onorare.