Strage di Viareggio, dopo 17 anni arriva la parola fine

La Cassazione rende definitive le condanne per il disastro del 2009. Cinque anni per Mauro Moretti, l’ex ad di Ferrovie dello Stato: andrà in carcere.

Viareggio – Diciassette anni, tre gradi di giudizio, un appello ripetuto tre volte. Poi, nella serata di mercoledì 25 giugno, la Corte di Cassazione ha pronunciato la parola che 32 famiglie aspettavano da una vita intera: definitiva. Le condanne per la strage ferroviaria di Viareggio, il disastro che la sera del 29 giugno 2009 trasformò un tranquillo quartiere residenziale in un inferno di fiamme e macerie, non potranno più essere impugnate. Mauro Moretti, l’uomo che all’epoca guidava Ferrovie dello Stato e Rete Ferroviaria Italiana, è stato condannato a cinque anni e andrà in carcere.

I giudici della quarta sezione penale della Suprema Corte hanno rigettato tutti i ricorsi e confermato integralmente le pene stabilite nel processo d’appello ter celebrato a Firenze. Per Moretti, 72 anni, l’accusa è di disastro ferroviario colposo e incendio. Insieme a lui passano in giudicato le posizioni degli altri imputati, tra cui l’ex ad di RFI Michele Mario Elia (4 anni, 2 mesi e 20 giorni), Mario Castaldo, ex direttore della divisione Cargo Chemical (4 anni), e i responsabili delle aziende Jungenthal e Gatx Rail, che si occupavano rispettivamente della manutenzione e della proprietà dei carri cisterna.

La tragedia si consumò la sera del 29 giugno 2009, quando il treno merci 50325, in viaggio da Trecate a Gricignano con 14 carri cisterna carichi di GPL, deragliò a soli 400 metri dalla stazione. Uno squarcio si aprì nel primo carro e il gas fuoriuscì, passando dallo stato liquido a quello gassoso. Più pesante dell’aria, il GPL scivolò lungo il terreno fino a riversarsi in via Ponchielli, che correva parallela ai binari senza alcuna barriera. In pochi istanti il gas si innescò. L’esplosione venne sentita in tutta la città, una colonna di fuoco si levò per decine di metri, tre palazzine vennero polverizzate. Trentadue persone morirono, oltre cento rimasero ferite.

“Sono indignata da questa sentenza perché profondamente ingiusta”, ha commentato l’avvocata Ambra Giovene, difensore di Moretti. “È ingiusto aprire le porte del carcere per un reato colposo. L’ingegnere Moretti non è colpevole. Non lo dico io: lo dicono le carte”. È presumibile che la difesa presenterà un’istanza per ottenere gli arresti domiciliari.

Sul fronte opposto, il sollievo di chi ha atteso 17 anni. “Sarà un anniversario diverso, totalmente diverso”, ha dichiarato Marco Piagentini, familiare delle vittime. “Adesso è posta la parola fine. Sono state accertate le responsabilità e sono stati condannati i responsabili. Siamo orgogliosi di aver fatto questo percorso come parti civili, per far emergere la verità”.

Il processo era già arrivato in Cassazione nel gennaio 2024, quando i giudici avevano confermato le responsabilità ma disposto un nuovo passaggio in Corte d’Appello per rideterminare le pene. A maggio 2025 la Corte d’Appello di Firenze aveva ribadito tutte le condanne. Nelle motivazioni, i giudici fiorentini avevano scritto una frase destinata a restare: “L’attività economica merita tutela, ma non può prevalere sulla tutela della vita delle persone”.

A quattro giorni dal diciassettesimo anniversario della strage, le famiglie delle vittime potranno ricordare i loro cari sapendo che la giustizia, per quanto lenta, ha fatto il suo corso. Per Mauro Moretti si apriranno le porte del carcere.