La morte di Beatrice Bellucci si poteva evitare

È quanto si evince dalla perizia dell’ingegnere Scipione, incaricato di ricostruire la dinamica dell’incidente costato la vita alla giovane studentessa.

Roma – Il sinistro verificatosi il 24 ottobre del 2024, in cui ha perso la vita Beatrice Bellucci, 20 anni, è stato attentamente esaminato dall’ingegnere Mario Scipione, incaricato di ricostruire la dinamica dello schianto e avere così un quadro chiaro di come siano andate effettivamente le cose.

Determinanti per il caso anche le varie testimonianze raccolte, facendo riferimento a una scena particolarmente brutale: un urto che fa perdere il controllo a entrambe le vetture ormai fuori controllo in strada. La Mini Cooper, dove si trovava la Bellucci, percorre 50 metri prima dello schianto contro l’albero, mentre l’altra macchina coinvolta, una BMW, fa una corsa di altri 58 metri, ribaltandosi più volte prima di fermarsi definitivamente. La ragazza si sarebbe potuta salvare se solo la velocità delle auto fosse stata diversa da quella che è stata poi registrata.

Tutto, a quanto pare, si è verificato in una manciata di secondi: una manovra e l’alta velocità hanno fatto il resto. Nella Mini Cooper viaggiava la vittima, Beatrice Bellucci, insieme all’amica Silvia Piancazzo, mentre nell’altra macchina, una BMW Serie 1, c’era Luca Domenico Girimonte. Piancazzo e Girimonte rischiano di essere rinviati a giudizio con l’accusa di omicidio stradale.

Al centro delle dinamiche dell’incidente e della perizia pubblicata dall’ingegnere Scipione c’è proprio l’alta velocità. Nella perizia è possibile leggere quanto segue:

Beatrice Bellucci avrebbe potuto salvarsi – si legge nella consulenza – se le due auto coinvolte nell’incidente mortale sulla Cristoforo Colombo avessero rispettato i 50 km/h previsti su quel tratto di strada“.

Infatti, viene sottolineato come la Mini Cooper viaggiasse a circa 97 km/h, mentre la BMW a 95 km/h, comunque sia entrambe al di sopra del limite di velocità imposto su quel tratto di strada. Persino la presenza del guardrail sarebbe stata inutile.

Cruciali nella ricostruzione delle dinamiche dell’incidente sono state anche le varie testimonianze che gli inquirenti hanno raccolto. Diversi automobilisti hanno fatto riferimento alle due vetture in strada intente a sfrecciare ad alta velocità, con tanto di cambi continui di corsia e sorpassi azzardati. In linea con queste testimonianze, poi, c’è chi ha riferito anche di una gara improvvisata tra le due auto proprio lungo la Cristoforo Colombo.

Sotto esame anche i telefoni cellulari, che hanno permesso di trovare dei contatti all’interno di gruppi WhatsApp dedicati a raduni automobilistici e incontri tra appassionati di motori. Sulla BMW è stata inoltre trovata anche una ricetrasmittente, anche se i diretti interessati hanno escluso che fosse stata utilizzata proprio quella sera, negando la partecipazione a una presunta gara tra auto. Altri elementi che gli investigatori hanno inserito nell’asset investigativo per ricostruire il quadro complessivo dell’accaduto e che resteranno oggetto di approfondimento.