In tv si parla di Borghi più belli d’Italia ma sotto sotto mancano i servizi per i residenti, scarsa mobilità, sanità claudicante e non solo. Non è tutto oro quello che luccica.
Negli ultimi anni si è diffusa una narrazione edulcorata intorno ai piccoli paesi italiani, grazie anche al contributo dei media. Esistono, infatti, diverse trasmissioni televisive che esaltano la realtà dei borghi italiani. Una di queste, la più conosciuta, è “Il Borgo dei Borghi” su RAI3, un concorso documentaristico.
Un altro storico programma è “Borghi d’Italia“, in onda su Tv2000, l’emittente della Conferenza Episcopale Italiana (CEI). I loro obiettivi sono la promozione del patrimonio storico, culturale e paesaggistico dei piccoli centri italiani, incentivando il turismo lento. Questo per dire come l’argomento sia entrato nel linguaggio comune.
Tuttavia se ne parla sempre con molta retorica, esaltando l’immagine elegiaca del paesello, da utilizzare per i week-end o per le vacanze ma mai con visione complessiva riguardante chi vive in quei luoghi e la loro identità culturale. Paesi come location da presentare al pubblico che arriva per poco tempo, consuma e se ne va.
Si è pensato di più all’immagine per il turismo che alla comunità che ci vive. Ed invece ogni paese ha la sua peculiarità che viene marginalizzata proprio da una visione meramente commerciale e turistica. Da tutta quest’esaltazione un po’ speciosa non ci si accorge che i servizi latitano, il lavoro è desaparecido, per non parlare della scuola, sanità e mobilità. Questi dovrebbero essere gli argomenti fondamentali in un’agenda politica orientata ai bisogni della comunità e non allo spettacolo.
Inoltre le iniziative per il ripopolamento di queste aree, hanno sortito l’effetto opposto, perché hanno premiato l’aspetto teatrale dei paesi e non la sostanza. Ci si è messo pure il PNRR, il tanto decantato Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, presentato come la panacea di tutti i mali. Più che a programmare, immaginare un futuro, il pensiero dominante è stato spendere pur di spendere.

Si è speso oltre 1 miliardo di euro per la cosiddetta rigenerazione economica, sociale e culturale, con la costruzione di opere di dubbio impatto ambientale, immobili pensati per la cultura ma privi di gestione futura. L’unico scopo per gli amministratori locali è sembrato quello di utilizzare le risorse del PNRR per pubblicizzare in modo esponenziale su web e social media il proprio paese.
Altro che ripopolamento qui si pensa a trasformare queste aree in alberghi e ristoranti, il resto può anche andare a farsi benedire! Per farlo sarebbe necessario migliorare la qualità della vita dei residenti con servizi di istruzione, salute e mobilità, che faciliterebbero l’arrivo di persone per viverci.
E’ stucchevole il racconto che viene trasmesso intorno ai borghi, come se si stesse allestendo un set cinematografico, con il dovuto spazio interno e esterno, scenografie, il posizionamento delle luci, la disposizione del panorama, per trasformare un luogo reale in uno fantastico.
Bisogna, invece, “mettere la chiesa al centro del villaggio”, ripristinare le giuste priorità, riportare il focus su ciò che è essenziale e fondamentale, ovvero la vita delle persone. Quella vera, reale, autentica, che esprime relazioni, memoria, senso e non il suo succedaneo esaltato dalla pubblicità.