“Poesia dello stupro” nei bagni: shock al liceo

“Se non vogliono, si prendono con la forza”, si legge nel testo in rima che inneggia alla violenza e all’abuso sulle studentesse.

Pesaro-Urbino – Una sequenza di versi scritti a mano, strutturati in sei quartine, che sotto l’apparenza di un esercizio metrico nascondono un violento manifesto d’incitamento alla violenza sessuale. È il contenuto shock del componimento, intitolato Las Mujeres (“Le donne”) e firmato da sedicenti “Poeti del bagno”, rinvenuto all’interno dei servizi igienici maschili del liceo scientifico statale “Guido Torelli” di Fano. Il testo, per la brutalità e l’esplicita natura dei contenuti, è stato immediatamente ribattezzato da studenti e docenti come la “poesia dello stupro”.

Secondo quanto ricostruito dal quotidiano Il Resto del Carlino, il foglio è stato scoperto lo scorso 26 maggio dal personale non docente della scuola durante i quotidiani turni di pulizia, rendendo impossibile stabilire con certezza da quanti giorni fosse affisso alla parete. La lettura del testo ha rimosso qualsiasi dubbio sulla matrice goliardica, rivelando un crescendo di misoginia e apologia dell’abuso.

Nei primi versi il genere femminile viene svilito ed esplicitamente ridotto a un oggetto, affermando che “il singolo scopo è di darci quel che tengon sotto le gonne”. Nelle strofe successive si passa all’esplicita violenza fisica: “A non darcela ci provassero. Le cacciam di forza il nostro passero”. Il componimento raggiunge il suo apice descrittivo teorizzando la sottomissione chimica della vittima, affermando che, in caso di resistenza, la donna verrà drogata e abusata mentre si trova nel letto inerme”.

La gravità del lessico e dei concetti espressi ha spinto la dirigenza scolastica a intervenire immediatamente. La preside del liceo Torelli, Annalisa Settimio, ha avviato una serie di accertamenti interni che, tuttavia, non hanno ancora permesso di risalire ai materiali esecutori del testo. Per gli autori, qualora identificati, è già pronto un severo provvedimento di sospensione.

Nel frattempo, la direzione ha scelto la via della responsabilità condivisa, inviando una comunicazione ufficiale a tutte le famiglie e alle classi. Tutti gli studenti, collettivamente, sono stati richiamati a una profonda riflessione sul tema della sopraffazione, del rispetto di genere e della violenza verbale.

La vicenda di Fano non rappresenta purtroppo un caso isolato, ma si inserisce in un filone di inquietanti manifestazioni di dissenso e violenza misogina registrate all’interno delle scuole superiori italiane. Il precedente più noto fu quello del liceo classico “Giulio Cesare” di Roma, dove nei bagni vennero ritrovati elenchi dettagliati con i nomi delle studentesse indicati come bersagli per ipotetici stupri di gruppo, un fenomeno tristemente replicatosi in diversi altri istituti della penisola e che interroga profondamente il ruolo educativo di scuola e famiglie.