Si tratta di un programma educativo continuo che aiuta gli studenti a conoscere sé stessi, le proprie inclinazioni e il mondo del lavoro. E sembra funzionare.
La formazione orientativa scolastica come volano per il mercato del lavoro. Oggi il mercato del lavoro è molto complesso e complicato. Essere in possesso di titoli di studi spendibili è la conditio sine qua non per trovare un’occupazione. Scegliere, quindi, un percorso di studi idoneo non è sempre facile, in quanto si è oberati di offerte di ogni tipo che si rischia di confondersi.
La formazione orientativa scolastica sembra un percorso che può produrre buoni risultati. Si tratta di un programma educativo continuo che aiuta gli studenti a conoscere sé stessi, le proprie inclinazioni e il mondo del lavoro. Non si limita a consigliare una scuola futura, ma insegna a fare scelte consapevoli e a sviluppare un proprio progetto di vita.
E’ articolato su alcuni punti fondamentali: autoconsapevolezza dello studente a riconoscere i propri talenti, limiti e interessi; prevenire la dispersione scolastica e i fallimenti nei passaggi chiave, come la scelta della scuola superiore o dell’università; far conoscere le professioni emergenti e le richieste del mercato; attività e laboratori orientati a sviluppare le competenze trasversali; visite aziendali.
Lo scorso 5 maggio a Bologna grazie all’Accademia Nazionale di Agricoltura (ANA), storica fondazione culturale e scientifica per promuovere la ricerca scientifica, lo sviluppo e la divulgazione nel campo dell’agricoltura, dell’agroalimentare e della tutela ambientale, e alla Fondazione del Monte di Bologna e Ravenna, fondazione bancaria senza scopo di lucro, persegue finalità di utilità sociale, sostenendo il welfare locale, la cultura, la ricerca scientifica e l’arte nei territori di Bologna e Ravenna attraverso erogazioni e bandi, si è tenuto l’evento di premiazione di 212 studenti che hanno frequentato corsi formativi orientati ad un’occupazione nell’Appennino.

Un tentativo per uscire dalla crisi economica che, da troppo tempo, attanaglia questi luoghi. Al progetto hanno collaborato i Carabinieri Forestali della città felsinea, il Consorzio Castanicoltori dell’Appennino Bolognese, il Dipartimento di Scienze Mediche Veterinarie e di Tecnologie Agro-Alimentari dell’Università del capoluogo emiliano e il Settore Attività Faunistico-Venatoria regionale.
L’offerta dei corsi è stata molto varia trattando temi che non sono previsti dalla didattica vigente, tra cui: “Valutazioni delle trasformazioni del territorio mediante l’uso della tecnologia GIS (Geographic Information System, un sistema informatico che unisce la cartografia digitale ai database)”, Gestione della fauna selvatica”, “Allevamenti zootecnici e benessere animale, caratteristiche chimiche e biologiche” e tanti altri.
Si è trattato dunque di corsi trasversali, utili per la comprensione della montagna, soprattutto in seguito ad eventi frutto del dissesto idrogeologico che hanno provocato lo spopolamento di gran parte dell’Appennino. I corsi hanno suscitato molto interesse tra gli studenti, grazie alla didattica da laboratorio e all’esperienza sul campo. Sono strumenti efficaci per offrire ai discenti, oltre alla base teorica scolastica, possibilità di confrontarsi dal vivo.
In modo da poter constatare de visu le ricchezze donateci da Madre Natura, che il cambiamento climatico e lo scellerato intervento dell’uomo stanno dilapidando.