Si tratta di due connazionali delle vittime, entrambi cittadini pakistani, accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato.
Cosenza – Il silenzio della tarda mattinata viene squarciato da un boato. Alla stazione di servizio Ip di Amendolara, lungo il vecchio tracciato della Statale 106, un vecchio minivan prende fuoco in pochi secondi. Le prime ipotesi parlano di un guasto, forse un impianto a metano montato alla buona. Ma quando i vigili del fuoco riescono a spegnere l’incendio, la scena cambia completamente: all’interno del mezzo ci sono quattro corpi carbonizzati. Sono braccianti pakistani. E non c’è nulla che faccia pensare a un incidente.
Gli investigatori della Mobile di Cosenza arrivano rapidamente a una conclusione: qualcuno ha appiccato il fuoco. In serata due uomini, anche loro pakistani, vengono rintracciati a Villapiana e portati in caserma. Le immagini delle telecamere e alcune testimonianze raccolte nelle prime ore hanno indirizzato le ricerche con precisione. Ma non è escluso che ci sia un terzo complice.
Il procuratore di Castrovillari, Alessandro D’Alessio, mantiene il massimo riserbo, ma chi sta lavorando al caso parla di un episodio “difficile da dimenticare”. La dinamica, per ora, è ricostruita solo in parte. Il minivan non mostra segni di un’esplosione interna e nessuno degli occupanti ha tentato la fuga. Tutto indica un’azione dall’esterno.
Le telecamere confermano: due persone si avvicinano al mezzo, spingono le portiere per impedirne l’apertura e, dal retro, viene lanciato un liquido infiammabile. Una fiammata improvvisa illumina l’inquadratura. Poi i due scappano.
Le autopsie dovranno stabilire se i quattro uomini fossero già privi di sensi o se siano stati bruciati vivi. Le fiamme hanno distrutto quasi tutto, rendendo necessario un lavoro tecnico complesso. Nel frattempo, gli investigatori cercano di ricostruire i rapporti e le tensioni all’interno del mondo del bracciantato migrante della zona.
Secondo il sindacato Cgil di Trebisacce, la situazione nei campi è da tempo critica.
Negli ultimi mesi, raccontano fonti locali, ci sarebbero stati contrasti tra diverse reti di caporalato attive nell’area. Gli inquirenti, però, tendono a escludere un coinvolgimento diretto della ’ndrangheta: non per mancanza di brutalità, ma perché un’azione così plateale, in pieno giorno e davanti alle telecamere, sarebbe un rischio inutile per chi gestisce affari criminali.