Tra gli elementi dell’inchiesta anche immagini della bimba ripresa mentre le facevano fumare una sigaretta di marijuana davanti alle sorelle.
Bordighera – La storia di Beatrice, appena due anni, ha il peso di un incubo che sembra non finire mai. Un racconto duro, fatto di violenze ripetute e immagini che, una volta emerse, hanno lasciato tutti senza parole. Tra queste, ce n’è una in particolare che ha fatto scattare un brivido lungo la schiena agli investigatori: la bambina ripresa mentre viene avvicinata a una sigaretta di marijuana, tra risate e totale assenza di freni, davanti alla madre e alle sorelline più grandi. Un episodio che, col senno di poi, è diventato uno dei tasselli più inquietanti dell’intera vicenda.
Beatrice viene trovata senza vita a Bordighera, nell’abitazione dove viveva con la madre. È il 9 febbraio 2026. La versione iniziale parla di una tragedia domestica, di una caduta, di un incidente. Ma qualcosa non torna fin da subito. I soccorritori si guardano in faccia: le lesioni sono troppe, troppo gravi, troppo lontane da una semplice caduta dalle scale. E poi c’è un dettaglio che pesa come un macigno: il corpo è già freddo. Insomma, la storia scricchiola.
Da lì si apre il vaso di Pandora. Gli investigatori iniziano a scavare e quello che emerge non lascia spazio a molte interpretazioni. La madre, 43 anni, finisce in custodia cautelare. Poco dopo tocca anche al compagno, Emanuele Iannuzzi, con cui la relazione era iniziata da pochi mesi. Un quadro che si complica giorno dopo giorno, pezzo dopo pezzo, fino a diventare qualcosa di molto più oscuro di quanto immaginato all’inizio.
A pesare come un macigno ci sono anche le parole delle sorelline di Beatrice, di 7 e 9 anni. Due bambine che, spesso, si sono ritrovate sole in casa mentre gli adulti andavano e venivano. Sono loro a raccontare ciò che accadeva tra quelle mura. E non sono racconti leggeri. Tutt’altro. Sono proprio quelle testimonianze a far saltare il banco e a ricostruire, almeno in parte, le ultime ore della piccola.
Poi arrivano i telefoni. E lì, la faccenda prende una piega ancora più inquietante. Dentro ci sono foto, video, frammenti di vita quotidiana che diventano prove. Una sorta di diario dell’orrore, come lo definiscono gli inquirenti. Tra questi contenuti, uno colpisce più degli altri: Beatrice viene avvicinata a una sigaretta artigianale, verosimilmente droga, mentre viene derisa. Un gesto che il giudice descrive senza mezzi termini, sottolineando la brutalità e la totale mancanza di umanità dell’uomo coinvolto.
Nel frattempo, la ricostruzione degli eventi prende forma. La bambina, secondo gli investigatori, non sarebbe morta a Bordighera ma nella casa di Perinaldo. È lì che viene vista in condizioni disperate già il giorno prima: vomito, lividi, un quadro clinico devastante. Una situazione che peggiora ora dopo ora, fino al tragico epilogo nella notte.
La mattina successiva parte una corsa contro il tempo, o meglio contro ciò che ormai è già successo. Spostamenti, chiamate, tentativi di rianimazione improvvisati. Tutto appare confuso, frettoloso. Agli occhi della Procura, una messa in scena che però non regge. Quando arrivano i primi esami, la verità emerge con brutalità: trauma cranico e un’emorragia interna. Nessuna caduta accidentale.
Oggi la madre è in carcere con l’accusa di omicidio preterintenzionale, mentre il compagno deve rispondere di maltrattamenti continuati. Ma il quadro complessivo, quello umano prima ancora che giudiziario, resta pesante. E lascia una domanda che, per ora, resta sospesa nell’aria senza una risposta facile da accettare.