Ci sono milioni di anziani da assistere

E ce ne saranno ancora di più in futuro ma manca il ricambio generazionale di cof e badanti. La situazione anche in Italia non è delle migliori ma si tira a campare.

In forte crescita la domanda di colf e badanti. Con l’invecchiamento della popolazione sono in aumento le esigenze di cura e assistenza familiare. Tra qualche anno si avrà bisogno di oltre 2 milioni tra colf e badanti, di cui circa il 70%, con molta probabilità, sarà costituito da lavoratori stranieri extracomunitari. Non si tratta di chiacchiere da bar, così per sentito dire tra avventori davanti ad un boccale di birra.

Bensì di un’indagine del Centro Studi e ricerche Idos, un ente no-profit italiano, nato nel 2004, specializzato nell’analisi socio-statistica dei fenomeni migratori e dei processi di integrazione. È noto soprattutto per curare il Dossier Statistico Immigrazione, il più longevo rapporto annuale in Italia su questo tema. Il 7 maggio è stato, infatti, presentato il Rapporto 2026 Family (Net) Work, dal titolo “Indispensabili ma sottovalutati: il fabbisogno di lavoratori domestici stranieri nell’Italia che invecchia”, un’analisi storica dell’assistenza nel suo sviluppo.

I dati sono perentori. Alla fine di quest’anno 2,2 milioni di cittadini su un totale di 15 milioni di ultra 65enni, avranno bisogno di assistenza domiciliare. La distribuzione territoriale non è uniforme: si va dal 12% al Nord e al 19% al Sud e isole. Il 43% delle persone anziane, spesso non autosufficienti, riceve assistenza nella vita quotidiana da figure professionali (badanti, operatori socio-sanitari, agenzie di assistenza) il cui lavoro viene retribuito dalla famiglia o dall’anziano stesso.

In Italia questo scenario prevede spesso il supporto di contributi pubblici per far fronte ai costi, i cosiddetti “bonus”, tra cui: Indennità di accompagnamento, circa 542€ mensili per invalidi totali al 100% che non possono camminare o svolgere atti quotidiani senza aiuto; Prestazione Universale (Decreto Anziani), pari a 850/1380 euro mensili, sommati all’accompagnamento per over non autosufficienti con ISEE inferiore a 6.000€, destinato a pagare badanti o strutture; contributi offerti da molte regioni per la non autosufficienza.

Le stime prevedono, tuttavia, un forte squilibrio geografico per la domanda di colf e badanti. Al Centro-Nord si concentrerà il 50-52% della forza lavoro, mentre al Sud il 32%. Forse è la testimonianza del diverso livello di prodotto interno lordo e delle retribuzioni, più alte al Nord. Una criticità emersa dal Rapporto è lo scarso ricambio generazionale dei lavoratori domestici che apre scenari allarmanti per il futuro.

Badanti e colf sempre più anziane

Sono effetti scaturiti dalla speranza di vita, in forte crescita e dal forte calo della popolazione lavorativa, per cui il rischio concreto è di essere in presenza di un numero crescente di anziani bisognosi di cura e assistenza, senza operatori in grado di soddisfare le loro esigenza per mancanza di risorse umane. E’ un fenomeno che è talmente significativo che dovrebbe essere contemplato nei programmi dei flussi migratori futuri.

Poiché l’assistenza domiciliare costituisce uno degli architravi del welfare state ed è sostenuta da manodopera straniera, nella stragrande maggioranza dei casi femminile, è importante un’efficace politica migratoria. Soprattutto per facilitare arrivi e assunzione con norme chiare e applicabili, allo scopo di contrastare le irregolarità, gli abusi e l’evasione fiscale e contributiva.

Se la situazione restasse invariata, ci si potrà trovare in uno scenario in cui lavoratori domestici anziani accudiranno persone ancora più anziane, fino al requiem finale…