Sandrina, 51 anni di ingiustizia

Della povera ragazzina prima abusata poi sparita, violentata e morta ammazzata non si è saputo più nulla. Connivenze, complicità e depistaggi hanno occultato la verità.

Bologna – I pedofili c’erano sul serio, qualcuno anche insospettabile, dietro la morte di Alessandra Sandri, scomparsa all’età di 11 anni il 7 aprile 1975. E le ragazzine di via Carissimi, a Bologna, cadute nella rete degli orchi sono state state più di una. Alcune di queste, addirittura più piccole di Sandra ma qualcuna anche più grande, pare siano state vittime dei medesimi pervertiti che abusarono della ragazzina poi morta ammazzata e il cui cadavere non è stato mai ritrovato.

Nel 2015 una testimone di 65 anni, ritenuta attendibile, riferiva agli uomini della Squadra Mobile felsinea di un determinato luogo, vicino al cimitero di Loiano, dove cercare il cadavere di Sandra. La zona le sarebbe stata rivelata nel corso di alcune conversazioni telefoniche intrattenute da due uomini e che la donna avrebbe ascoltato per caso. Altro particolare, dapprima trascurato ma poi preso in considerazione, si rivelerà molto importante: quattro anni dopo la scomparsa di Sandra, il 28 Febbraio 1979, spariva come uno spettro, sugli argini del torrente Savena, tale Remo Soravia Gnocco. Di lui si ritroverà soltanto una giacca con i suoi documenti in una tasca.

La morte dell’uomo verrà archiviata come suicidio ma successivamente gli investigatori scopriranno alcuni dettagli in comune con la sorte infausta toccata a Sandrina: Soravia diceva in giro di sapere chi aveva ucciso Sandra e di volere denunciare i responsabili. L’uomo avrebbe rivelato anche che cosa succedeva in un bar malfamato di via Carissimi e in un garage in particolare. L’uomo verrà messo a tacere proprio alla vigilia del processo per abusi sessuali a carico di Franco Mascagni e Giorgio Fragili, poi condannati nel 1982.

Marisa Balduini, mamma di Sandrina

Ma c’era di più: proprio il bar Cuomo di via Gian Giacomo Carissimi era frequentato dallo stesso Soravia e dai due orchi suoi amici. Il locale, in buona sostanza, era il punto di ritrovo di diversi pedofili che si riunivano per preparare “piani di adescamento” di minori in tutta la zona di Bologna e, in particolare, nel quartiere dove Sandra viveva con i suoi genitori ed il fratello. Anche questa pista, però, si arenava senza risultati.

Anche un’altra donna, una professionista, pare fosse al corrente di ciò che di orribile accadeva tra alcuni pedofili e diverse bambine in un garage di via Carissimi. Dopo il silenzio di qualche anno torniamo a parlare di quella bella ragazzina, dai lineamenti dolci e dallo sgurdo triste, sparita 51 anni fa e le cui ricerche, come del resto le indagini, si aprirono e chiusero più volte senza esito alcuno.

Un passo indietro nel tempo è d’obbligo per spiegare le varie fasi del caso rimasto insoluto per mezzo secolo, iniziato male e finito peggio. Il 7 aprile del 1975 Bologna è martellata da una pioggia incessante. Sandra e la madre Marisa Balduini, alle 7.15 circa, escono di casa e prendono un autobus nella vicina via della Battaglia per dirigersi in centro città. Marisa è diretta al suo posto di lavoro, la figlia a scuola. Sandra frequenta le Medie all’istituto San Domenico in piazza Calderini e la mamma, come sempre, l’accompagna per un tratto di strada.

Entrambe prendono un secondo bus, il 13, che le condurrà in via Farini. Mamma e figlia si salutano proprio davanti alla Cassa di Risparmio: Sandra, da quel momento, diventerà un fantasma. La bambina, con il suo cappotto rosso, si dileguava nel raggio di una cinquantina di metri dalla scuola dove non giungerà mai.

Via Gian Giacomo Carissimi

L’ultima a vederla, in effetti, sarà una sua compagna di scuola a cui Sandra avrebbe detto di precederla perché lei sarebbe arrivata subito dopo. Da quell’istante della studentessa delle Medie si perderanno letteralmente le tracce e anche la polizia, chissà perché, si convincerà di un allontanamento volontario a scopo “passionale”. Insomma una fuga d’amore con un improbabile fidanzatino, mai identificato.

Considerata questa inverosimile ipotesi le ricerche segnano il passo in attesa che i due “morosi” dessero notizie ai rispettivi genitori. La perdita di giorni preziosi, invece, avvantaggerà gli assassini i quali avevano pianificato a tavolino il rapimento, i successivi stupri, forse le torture con tanto di registrazione e, infine, la morte della bambina facendone sparire il corpicino chissà dove.

Dopo la sparizione è tutto un susseguirsi di depistaggi, segnalazioni anonime fasulle, telefonate con voci mascherate, sedicenti testimoni e lettere dai redattori occulti che trasformeranno i tempi delle investigazioni in vere e proprie fisarmoniche giudiziarie. Negli anni 90 Chi l’ha Visto? mandava in onda una registrazione sconvolgente che fece inorridire l’Italia in cui si sentiva la voce di Sandra interrogata da un uomo su argomenti intimi.

Franco Mascagni

Quest’ultimo costringeva la poveretta a rivelare particolari sessuali di due incontri con altrettanti pedofili che avevano già abusato della ragazzina, prima della sua sparizione, e grazie alla denuncia dei genitori della minore verranno arrestati. I due orchi sono Franco Mascagni e Giorgio Fragili mentre “l’intervistatore” è Ignazio Parentela, vicino di casa della famiglia Sandri. L’uomo, un mese dopo la sparizione della ragazzina, consegnava agli investigatori della Mobile un nastro magnetico inciso della durata di 23 minuti in cui lui stesso interrogava Sandra al riguardo di un suo incontro con un uomo di Bologna, confidente della polizia.

Gli investigatori dell’epoca, stranamente, non mettevano in relazione lo stupro, i due orchi e la successiva scomparsa della bambina dunque si procederà a tentoni con i risultati che, ancora oggi, sono sotto gli occhi di tutti nonostante le successive inchieste più serie ma tardive. Senza contare che anche altre ragazzine, come si vedrà, più piccole ma anche più grandi di Sandrina, sarebbero state abusate da individui (che qualcuno degli investigatori avrebbe definito semplicemente “gaudenti” e non mostri) che facevano parte dello stesso giro di Mascagni e Fragili. In quel periodo infatti anche altri genitori pare abbiano denunciato le violenze in danno delle loro figlie. Ma evidentemente anche questi particolari inquietanti furono trascurati, forse per caso, forse volutamente.

Sempre nel 2010, durante una puntata di Chi l’ha Visto?, l’allora Procuratore capo di Bologna, Roberto Alfonso, cosi commentava la storiaccia di Sandra Sandri:

La conduttrice della trasmissione ha definito la vicenda allucinante – disse il magistrato davanti alle telecamere – e come cittadino condivido quella valutazione. Come Procuratore dico che esamineremo le carte e faremo tutto ciò che le carte ci consentiranno di fare. Tutto quello che c’è da fare lo faremo, ce ne cureremo con grande attenzione…Alcuni protagonisti di questa vicenda non ci sono più…“.

Infatti molti dei protagonisti del cold case passarono a miglior vita e il fatto di non averli “torchiati” a dovere prima aveva reso quasi inutili le successive inchieste. Nel 2010 Giorgio Fragili, uno dei due pedofili condannati nel 1982, era stato sentito dagli inquirenti come persona informata sui fatti. Di quell’interrogatorio non si è mai saputo molto ma di certo l’uomo non rispose alle domande dei cronisti che l’attendevano in strada. Disse soltanto che non aveva più incontrato il suo compagno di merende (e frequentatore dello stesso bar Cuomo) Franco Mascagni che, nel frattempo, era deceduto.

Nel Giugno del 2010 iniziavano nuove indagini (le terze in ordine di riapertura) che si avvalevano di un moderno georadar in dotazione alla polizia scientifica di Roma. Con l’ausilio della nuova tecnologia gli specialisti rivoltarono come un calzino diversi terreni in zona Ponticella, poco distante da via Carissimi, e aree limitrofe solitamente frequentate anche da altri avventori del famigerato bar. Furono riascoltati numerosi testimoni, alcuni dei quali amici di Mascagni, ormai sospettato dell’omicidio di Sandrina e assiduo frequentatore di quegli anfratti limitrofi al fiume Savena dove più volte avrebbe portato la vittima.

L’inchiesta non portava a nulla se non ad un ennesimo trasporto del fascicolo in archivio. Sul registro degli indagati figurava ufficialmente Franco Mascagni quale presunto assassino di Sandrina Sandri ma la sua morte metteva una pietra tombale sull’intera triste vicenda. Un testimone mai sentito prima, infatti, riferì ai magistrati che proprio Mascagni, camminando in quella zona a ridosso del corso d’acqua, gli avrebbe parlato di una ragazzina sui cui aveva messo gli occhi ma che lo aveva rifiutato: “Se non ci sta, le faccio fare la fine di Alessandra – avrebbe riferito Mascagni al teste”.

Il registratore Geloso con cui Ignazio Parentela aveva registrato la ragazzina

Ma non è tutto: Mascagni avrebbe raccontato al testimone che un giorno l’uomo si era recato a prendere Sandrina alla fermata dell’autobus. Subito dopo i due avevano raggiunto un casolare, vicino al fiume Savena, all’interno del quale la povera ragazzina gli avrebbe rivelato di essersi confidata con un altro uomo al riguardo dei loro rapporti. Mascagli disse al teste che si era “sentito tradito” dalla ragazzina prima di troncare di brutto la conversazione.

Un particolare questo assai importante per delineare il carattere deviante dell’indagato. Che comunque avrebbe ammazzato la ragazzina non certo per gelosia, piuttosto per evitare che venisse alla luce quell’ambiente depravato e torbido di cui faceva parte assieme ad altri. A tanti altri che, ancora oggi, sanno e tacciono.

Il procuratore aggiunto Valter Giovannini e il sostituto Giampiero Nascimbeni, nel frattempo, chiedevano l’archiviazione del caso per sopraggiunto decesso del reo. Poco dopo anche il testimone rendeva l’anima a Dio. Punto e a capo.

Nel Giugno del 2013 nuove indagini cosi come due anni dopo ma senza risultati. Nuova archiviazione. Una donna racconterà al quotidiano “il Resto del Carlino” di essere stata vittima di una brutta avventura: “In un garage di via Carissimi ci sono stata anch’io – confessava la donna – e deve essermi successo qualcosa di brutto, poi sono venuti i miei a salvarmi…Sandra era più grande di me e delle mie amichette...”.

Altro che fuga d’amore, come ritenevano i funzionari della Mobile bolognese. Si trattò senza dubbio di ripetuti stupri e dell’omicidio, brutale, di una bambina in balia di balordi senza scrupoli. Pedofili, aguzzini e assassini che si ritrovavano in quel bar equivoco per studiare le abitudini delle loro vittime per poi circuirle e adescarle con il fine, rivoltante, di sfogare i propri istinti più bestiali.

Le ricerche della polizia scientifica con il georadar

Ma possibile che Franco Mascagni abbia agito da solo? E lo stesso Giorgio Fragili, reticente davanti agli inquirenti, davvero non sapeva nulla? E su Ignazio Parentela, l’uomo del registratore Geloso, è stato fatto tutte quello che si poteva fare a livello investigativo? E su quel “confidente di polizia” che avrebbe parlato con Sandrina durante la registrazione?

Qualcuno può aver “blindato” Mascagni e Fragili? I due avrebbero potuto ricattare qualcuno che, dal fattaccio, avrebbe avuto molto da perdere? Il caso freddo della ragazzina di via Carissimi rappresenta un evidente fallimento delle istituzioni investigative e giudiziarie ma qualora connivenze e complicità abbiano salvato la faccia a qualcuno, Sandrina sarebbe morta ammazzata due volte.