Il Coordinamento Docenti Diritti Umani definisce l’episodio un segnale preoccupante e invita a rafforzare l’educazione civica contro radicalizzazione e linguaggi d’odio.
Roma – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani interviene con forte preoccupazione sugli episodi verificatisi durante la seduta della Consulta Provinciale degli Studenti di Roma, dove il confronto tra rappresentanze studentesche è degenerato in tensioni fisiche e verbali incompatibili con i principi della convivenza democratica e del dialogo civile che la scuola dovrebbe custodire e promuovere.
Al di là delle diverse ricostruzioni diffuse nelle ultime ore e delle inevitabili strumentalizzazioni politiche, ciò che emerge con chiarezza è un dato culturale allarmante: il progressivo impoverimento del linguaggio democratico tra le giovani generazioni. Quando un’assemblea studentesca, organismo nato per educare alla partecipazione, alla rappresentanza e alla mediazione, si trasforma in un’arena di scontro ideologico, il problema non riguarda più soltanto gli studenti coinvolti, ma l’intero sistema educativo e sociale.
La controversia relativa alla modifica della denominazione della commissione dedicata alla memoria storica ha assunto un significato che va oltre la semplice questione terminologica. Le parole possiedono un peso storico, etico e simbolico; tuttavia, in una democrazia matura, nessuna identità culturale può essere difesa attraverso la sopraffazione dell’altro, così come nessuna decisione può essere imposta cancellando il diritto al dissenso. La democrazia vive infatti di equilibrio tra maggioranza e opposizione, tra rappresentanza e ascolto reciproco.
Il CNDDU ritiene profondamente inquietante il ritorno, anche simbolico, di linguaggi aggressivi, richiami alla violenza politica e forme di radicalizzazione che evocano stagioni drammatiche della storia italiana. La memoria storica non può essere trasformata in uno strumento di contrapposizione permanente né in un marchio identitario utilizzato per delegittimare chi la pensa diversamente. Allo stesso tempo, ogni tentativo di svuotare o relativizzare i valori costituzionali nati dalla lotta contro i totalitarismi rischia di alimentare ulteriori fratture e incomprensioni.
La vera emergenza educativa oggi non è soltanto l’intolleranza politica, ma l’incapacità crescente di abitare il conflitto democratico senza trasformarlo in ostilità personale. Molti adolescenti sembrano assimilare modelli comunicativi fondati sull’aggressività, sulla semplificazione estrema e sulla demonizzazione dell’avversario, dinamiche amplificate da un ecosistema mediatico e digitale che privilegia lo scontro rispetto alla riflessione.
Per questo motivo il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama con forza la necessità di investire in una educazione civica autentica, non ridotta a insegnamento formale o celebrativo, ma capace di formare coscienze critiche, spirito democratico e competenze relazionali. La scuola deve tornare a essere laboratorio di confronto civile, spazio di mediazione culturale e palestra di cittadinanza attiva.
Non servono studenti addestrati alla contrapposizione ideologica; servono giovani capaci di sostenere le proprie convinzioni senza cedere all’odio, alla violenza verbale o alla logica del nemico. La memoria storica, se autenticamente compresa, dovrebbe insegnare proprio questo: che ogni democrazia si indebolisce quando il dialogo viene sostituito dalla radicalizzazione e quando il dissenso smette di essere riconosciuto come valore costituzionale.

Il CNDDU auspica pertanto che l’episodio di Roma non venga archiviato come una semplice “rissa tra studenti”, ma rappresenti un’occasione di riflessione nazionale sul disagio democratico delle nuove generazioni e sulla responsabilità educativa che istituzioni, scuola, politica e società adulta hanno nel costruire un clima di rispetto, partecipazione e maturità civile.