Anche in Italia 1 cittadino su 4 sparirà dalla circolazione entro lo stesso anno. Con la riduzione dell’immigrazione saremo ancora di meno.
Nel 2100 gli europei caleranno di numero. Il fenomeno dell’invecchiamento della popolazione e della natalità si conosce a menadito perché è un tema centrale per l’opinione pubblica, raccontato da mane a sera nei talk show televisivi e sulla stampa mainstream. Se ne parla a iosa, ma le istituzioni nazionali ed europee, finora, hanno predicato bene ma razzolato male, perché di iniziative politiche concrete per arginare quello che gli studiosi delle scienze demografiche hanno definito, con un’iperbole letteraria “deserto demografico” latitano.
Un motto partenopeo recita “si parla, si parla, ma la zita è sorda” ad intendere che le parole vengono catturate da Eolo, dio dei venti e chi ascolta è refrattario all’ascolto. La zita corrisponde alla fidanzata. I dati sviluppati da Eurostat, l’ufficio centrale di statistica dell’Unione Europea (UE), hanno confermato queste riflessioni.
Nell’anno 2100 non ci sarà una nuova odissea nello spazio, tanto per parafrasare il celebre titolo del film, che per la precisione era “2001: Odissea nello spazio”. Bensì un calo dell’11,7% di europei. Ossia dagli oltre 452 milioni di cittadini dei 27 Paesi dell’Ue odierni a circa 399 alla fine del secolo. 53 milioni in meno rappresentano una popolazione un po’ inferiore dell’Italia attuale. Quindi è come se venisse cancellata dalla carta geografica una nazione intera.
Come in tutti i fenomeni sociali ci sono le dovute eccezioni, con il Lussemburgo che svetta con una crescita di popolazione pari a +36,4%. Poi c’è un elenco al contrario in cui è compreso anche il Belpaese. Le stime dicono che gli italiani dai 58,9 odierni passeranno ai 44,7 milioni. Un calo quasi del 25%, praticamente 1 su 4 sparirà.
Tuttavia in una situazione peggiore si trova la Lituania che vedrà la sua popolazione ridursi di 1/3. Questi dati sono scaturiti valutando le recenti migrazioni verso la “vecchia Europa”. Qualora dovessero diminuire la situazione diventerà più complessa. Con un’immigrazione prossima allo zero i numeri sono oltremodo allarmanti. Dai quasi 400 milioni con flussi costanti di migranti, la popolazione europea diminuirà fino a 269 milioni di persone senza di essi. Un decremento del 40%. Se venissero chiusi i confini gli italiani sarebbero 26,8 milioni, il 54,5% in meno di quelli di oggi.

Qualcuno potrebbe anche stappare bottiglie di spumante in segno di giubilo, convinto che si è in troppi e meno saremo meglio staremo. Pochi ma buoni ma la Storia potrebbe vendicarsi trasformandoli in pochi ma pessimi. Una legge del contrappasso, altroché, come spesso succede ai fenomeni sociali. Ma l’aria che si respira non promette nulla di buono. Si parla di “remigrazione”, il cui significato letterale è “ritorno al luogo di origine in seguito a una precedente migrazione“.
Negli ultimi anni il termine è stato riattivato e utilizzato principalmente nel dibattito politico come neologismo eufemistico per indicare il ritorno forzato o l’espulsione di massa di immigrati, inclusi quelli di seconda generazione, verso i loro paesi d’origine. È diventato uno slogan dell’estrema destra europea (citato spesso da movimenti come AfD in Germania o Génération Identitaire in Francia o la Lega in Italia) legato alle teorie della “grande sostituzione“, sostenendo il rimpatrio forzato o incentivato di persone di origine straniera.
Ma non c’è orbo peggiore di chi ha gli occhi foderati di prosciutto e ostinatamente non vede la realtà. Altro che “grande sostituzione”, con questi ritmi si assisterà alla “grande estinzione“.