La sindaca di Sant’Antonio Abate ordina lo sgombero immediato della struttura confiscata. La famiglia Polese annuncia ricorso al Consiglio di Stato per salvare attività e posti di lavoro.
Sant’Antonio Abate (NA) – Calano le luci sul Grand Hotel La Sonrisa, l’iconica location del programma tv “Il Castello delle Cerimonie”. In un nuovo e cruciale capitolo della lunga querelle giudiziaria legata a una lottizzazione abusiva, il Tar della Campania ha confermato la revoca della licenza commerciale per il complesso immobiliare. La decisione dei giudici amministrativi stabilisce che, a seguito della confisca definitiva per reati edilizi, non sussistono più i presupposti per l’esercizio dell’attività.
Il tribunale amministrativo è entrato nel merito della questione respingendo il ricorso presentato dalla società La Sonrisa. I giudici della Sezione VII hanno ritenuto fondato il provvedimento di revoca adottato dall’amministrazione comunale l’11 dicembre 2024. Poiché l’immobile è stato confiscato, la struttura è ora formalmente patrimonio del Comune di Sant’Antonio Abate.
La sindaca Ilaria Abagnale ha annunciato l’emissione di un’ordinanza di sgombero per la parte commerciale, dichiarando che “da oggi le attività devono cessare”. Nonostante il duro colpo, la famiglia Polese non intende arrendersi e ha già conferito mandato ai legali per appellarsi al Consiglio di Stato.

La direzione della struttura sottolinea come l’esecutività immediata del provvedimento possa produrre danni “gravi e irreversibili” sul piano occupazionale per centinaia di lavoratori e per i clienti del tutto estranei ai fatti. La società auspica l’adozione di misure che consentano la prosecuzione temporanea delle attività fino alla sentenza definitiva del Consiglio di Stato.
Il destino del “Castello” resta tuttavia legato a doppio filo all’esito dei procedimenti penali volti a cancellare la confisca. È attualmente pendente una richiesta di revisione a Roma, mentre il prossimo 9 luglio la Corte di Cassazione si esprimerà su un ricorso presentato da Concetta Polese. Un eventuale esito positivo in queste sedi porterebbe all’annullamento della confisca, risolvendo automaticamente i nodi amministrativi che oggi impongono la chiusura.