Crisi nelle telecomunicazioni e occupazione in bilico

Tra fondi da chiarire e progetti incerti, cresce la pressione su Governo e Regione per salvare i posti di lavoro.

Matera – “Alla vigilia dell’incontro convocato per il 26 maggio 2026 alle ore 11.00 presso la Sala delle Ceramiche del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, in via Molise n. 2 a Roma, la vertenza CallMat giunge a un passaggio dirimente, successivo al confronto del 13 aprile tra azienda, organizzazioni sindacali e RSU. Il prossimo tavolo ministeriale non può configurarsi come un momento meramente ricognitivo: dovrà invece accertare, in termini puntuali e verificabili, il grado di attuazione degli impegni assunti dalla Regione Basilicata e dal Governo, con particolare riferimento alle misure di salvaguardia occupazionale per i lavoratori della sede di Matera”.

È quanto dichiarano la segretaria provinciale UGL Telecomunicazioni, Mina Saracino, e il segretario provinciale UGL, Pino Giordano.

“L’UGL rileva come le linee di intervento presentate dalla Regione nel precedente incontro, pur formalmente confermate, risultino modificate sotto il profilo attuativo rispetto agli indirizzi precedentemente comunicati. Tale scostamento impone l’introduzione di elementi di certezza procedurale, vincoli temporali stringenti e meccanismi di monitoraggio trasparente:

• Progetto IPZS (Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato): l’intervento, pari a 6 milioni di euro (4 milioni a valere su risorse regionali e 2 milioni su fondi nazionali), finalizzato alla dematerializzazione dei fascicoli sanitari, prevede un fabbisogno occupazionale stimato tra 100 e 120 FTE per una durata compresa tra 12 e 18 mesi. Permangono tuttavia rilevanti criticità in ordine alla tracciabilità della spesa, all’incidenza dei costi indiretti e alla possibile frammentazione in subaffidamenti. È necessario definire un sistema di governance dell’intervento che garantisca la destinazione prevalente delle risorse al costo del lavoro, evitando dispersioni lungo la filiera esecutiva.

• Bando per il ricollocamento: la misura, pari a 6 milioni di euro, rivolta al sistema delle PMI per l’assunzione a tempo indeterminato dei lavoratori in esubero, richiede una rigorosa valutazione ex ante ed ex post in termini di efficacia occupazionale. In assenza di un coordinamento centrale, il rischio è quello di una polverizzazione degli interventi, con conseguente inefficacia sistemica e deresponsabilizzazione dei livelli decisionali nazionali.

UGL evidenzia come l’attuale impianto degli interventi non offra, allo stato, garanzie sufficienti di stabilità occupazionale, esponendo i lavoratori al rischio di transizioni temporanee prive di continuità. In sede di prossimo confronto sarà pertanto indispensabile definire in modo vincolante criteri di selezione, modalità di trasferimento e tempistiche di attuazione.

La crisi CallMat si inserisce in un contesto di trasformazione strutturale del settore delle telecomunicazioni, caratterizzato da contrazione dei volumi, saturazione del mercato dei contact center e progressiva sostituzione di attività labour intensive con processi automatizzati e soluzioni basate su intelligenza artificiale. In tale quadro, la posizione di TIM appare limitata a una gestione contingente, correlata alla scadenza degli ammortizzatori sociali al 30 giugno 2026, in assenza di un piano industriale di medio-lungo periodo. La riduzione dei volumi di traffico tradizionale e la migrazione verso canali digitali determinano una progressiva obsolescenza del modello operativo dei call center.

Tale dinamica comporterà un’ulteriore internalizzazione dei processi da parte del committente principale, con conseguente contrazione dei volumi affidati agli outsourcer, tra cui CallMat, già a decorrere dal secondo semestre 2026. In assenza di una strategia industriale coordinata e dell’individuazione di nuove linee di attività, le misure attualmente in discussione rischiano di configurarsi come interventi meramente compensativi, privi di sostenibilità nel medio periodo. La scadenza del 30 giugno 2026 costituisce un vincolo temporale non prorogabile.

Il cronoprogramma definito in sede ministeriale impone che, entro l’incontro del 26 maggio, siano formalizzati risultati concreti, corredati da atti amministrativi e impegni finanziari certi. UGL ritiene imprescindibile la definizione di un piano operativo dettagliato, comprensivo di milestone, indicatori di risultato e strumenti di verifica. Si ribadisce la necessità inderogabile di applicare la clausola sociale nell’ambito dei lotti IPZS, garantendo priorità assoluta ai lavoratori CallMat.

Qualsiasi deroga a tale principio determinerebbe un utilizzo distorto delle risorse pubbliche. Il periodo di 45 giorni previsto per l’attivazione del bando regionale dovrà essere oggetto di un monitoraggio continuo, con reportistica periodica finalizzata a verificare il tasso di adesione delle imprese, la qualità delle offerte contrattuali e la coerenza con gli obiettivi occupazionali dichiarati. L’UGL ritiene non più sostenibile una gestione frammentata e non coordinata della crisi del comparto. La vertenza CallMat richiede l’attivazione di strumenti di governance multilivello, in grado di integrare politiche industriali, del lavoro e dell’innovazione.

In tale prospettiva, si considera non più rinviabile l’istituzione di una Cabina di Regia nazionale con funzioni di indirizzo, coordinamento e controllo, coinvolgendo amministrazioni centrali, Regioni e principali committenze pubbliche e private. L’assenza di un presidio unitario determina, infatti, disomogeneità territoriale e inefficienza nell’allocazione delle risorse. È necessario definire un quadro regolatorio che introduca obblighi di responsabilità sociale per le grandi aziende committenti, prevedendo meccanismi di salvaguardia occupazionale e continuità dei volumi, in coerenza con i processi di riqualificazione professionale.

UGL Matera e UGL Telecomunicazioni – concludono Giordano e Saracino – si presenteranno al tavolo del 26 maggio con una posizione formalmente definita: in assenza di atti vincolanti, coperture finanziarie certe e strumenti attuativi immediatamente esigibili, non potrà essere condiviso alcun percorso. La tutela occupazionale dei lavoratori CallMat deve essere garantita attraverso misure strutturali, verificabili e permanenti, non suscettibili di interpretazioni o rinvii”.