Stefano Pompeo, la tragedia che non si può dimenticare

Un bambino vittima innocente di mafia: la sua storia diventa simbolo educativo per riflettere su diritti umani e responsabilità civile.

Favara – Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani richiama l’attenzione dell’opinione pubblica e della comunità scolastica su una vicenda che interpella profondamente le coscienze e il senso di responsabilità civile: la tragica morte di Stefano Pompeo, avvenuta il 21 aprile 1999 nelle campagne tra Favara e Villaggio Mosè, in provincia di Agrigento, quando fu ucciso per errore a quasi dodici anni.

I dodici anni rappresentano l’età della “terra di mezzo”: un ragazzo non è più un bambino, ma non è
ancora un adolescente compiuto. In questa fase, la mente di un dodicenne smette di essere popolata
da creature fantastiche per aprirsi alla realtà e alle prime sfide personali. Stefano, tipico ragazzino
mediterraneo di Favara, nutriva una grande passione per le automobili e, la sera del 21 aprile 1999,
non esitò a salire su una Toyota BJ73.

Quella sera Stefano si trovava insieme al padre nella campagna appartenente a Carmelo Cusumano, pregiudicato legato a una cosca mafiosa di Agrigento. I presenti erano riuniti per macellare un suino e consumarlo in compagnia. Quando fu necessario andare a prendere il pane in paese, l’incarico venne affidato a Vincenzo Quaranta, e Stefano salì con lui in auto diretto verso Villaggio Mosè.

Il veicolo, però, apparteneva proprio a Carmelo Cusumano, condannato a morte dalla cosca rivale dei Vetro. Durante il tragitto, tre colpi di fucile colpirono la jeep: Stefano fu raggiunto alla testa. I killer, convinti che a bordo vi fosse Cusumano, colpirono per errore il bambino, che morì poco dopo all’arrivo in ospedale, mentre Vincenzo Quaranta rimase illeso.

L’omicidio di Stefano suscitò sgomento e commozione nella comunità di Favara, ma per molti anni non ci furono sviluppi giudiziari a causa del silenzio e dell’omertà. Solo nel luglio 2019, grazie alle dichiarazioni dell’ex mafioso Maurizio Di Gati, tre persone furono iscritte nel registro degli indagati.

Il Coordinamento Nazionale Docenti della disciplina dei Diritti Umani sottolinea l’importanza della memoria di Stefano Pompeo come simbolo delle vittime innocenti della violenza mafiosa. La sua storia viene presentata come emblematica dell’ingiustizia prodotta dalla criminalità e come richiamo al principio dell’inviolabilità della vita umana, soprattutto per le nuove generazioni.

In ambito scolastico, la sua vicenda assume un forte valore educativo, perché permette agli studenti di riflettere concretamente sui diritti umani, comprendendo che la perdita di dignità e sicurezza non è un tema lontano, ma può colpire anche loro coetanei.

Il Coordinamento propone quindi di inserire la figura di Stefano in percorsi didattici capaci di trasformare la memoria in consapevolezza, promuovendo nei ragazzi senso di responsabilità, rispetto della legalità e rifiuto della violenza.

In conclusione, il messaggio ribadisce che ogni vita è unica e insostituibile e che ricordare Stefano significa educare alla giustizia e ai diritti umani, per evitare che tragedie simili possano ripetersi.