Oggi rappresenta uno degli strumenti con cui si manifesta il dominio degli Stati, quasi una dichiarazione di guerra alternativa.
L’oro, il potere eterno! Il pezioso metallo giallo ha sempre rappresentato nell’immaginario collettivo potere, ricchezza, eternità. Associato alle divinità, al sole e, spesso, simboleggia la perfezione incorruttibile. Simbolo chimico Au (dal latino aurum), è rappresentato alchemicamente e astrologicamente da un cerchio con un punto al centro, richiamando la perfezione solare. Nell’Antico Egitto era la “carne degli dei”, mentre nel Cristianesimo rappresenta la luce divina, la santità e l’eternità.
Abbinato al sole per il suo colore e splendore, era visto dagli Inca come “lacrime del sole“. Da sempre utilizzato per corone, scettri e ornamenti per indicare status sociale elevato e autorità. Rappresenta la trasmutazione spirituale, la purificazione dell’anima e la perfezione materiale. Utilizzato per fedi e anelli, simboleggia un impegno duraturo e inossidabile, almeno così ci hanno fatto credere. Eppure questo prezioso metallo di per sé non ha nessuna utilità. Infatti non è cibo, non è un utensile, né un arnese.
In pratica non serve a nulla. Malgrado ciò è sopravvissuto a tutte le rivoluzioni, forse perché dura nel tempo. La sua particolarità è costituita dalla lavorabilità in varie dimensioni. Nella storia dell’umanità è stato sempre desiderato, al punto da trasformarsi in un fenomeno storico-sociale caratterizzato da una massiccia e frenetica migrazione di persone verso zone dove si pensava essercene in abbondanza, definita la “Febbre dell’oro“
La più nota avvenne nel 1848 in California, provocando una corsa globale alla ricerca di fortune rapide, mutando economia e demografia. Infatti masse di persone arrivarono da tutto il mondo, trasformando la California da una regione scarsamente popolata ad uno Stato americano in breve tempo. Oltre alla speranza di arricchimento rapido, la “febbre” portò alla nascita di nuove città, allo sviluppo delle infrastrutture (inclusa la ferrovia transcontinentale) e all’espansione verso ovest degli Stati Uniti.
Nonostante pochi siano diventati ricchi, il fenomeno ha segnato la cultura americana e mondiale. Il termine è diventato idiomatico, ad intendere qualsiasi corsa speculativa, anche in contesti moderni di ricerca di metalli preziosi. “La febbre dell’oro” è stato anche il titolo di un celebre film del grande Charlie Chaplin, nel 1925, in cui l’autore rivolse, attraverso le disavventure di un poverissimo cercatore d’oro, un’invettiva contro un sistema capitalistico all’origine della degenerazione dei rapporti umani.

Comunque, ancora oggi, esso svolge un ruolo importante nell’economia mondiale. Al punto che le banche centrali dei vari Paesi custodiscono riserve auree, quantità di oro fisico (lingotti e monete). Fungono da riserva di valore, bene rifugio per la stabilità finanziaria e garanzia contro le svalutazioni, diversificando le riserve di valuta estera.
Garantiscono la stabilità del sistema finanziario e della moneta. Essendo un “bene rifugio“, l’oro protegge il patrimonio nazionale durante le crisi finanziarie. Nella storia dell’umanità, tuttavia, non in tutte le società umane ha avuto valore monetario. In quelle amerinde, precolombiane, ad esempio, aveva solo una funzione ornamentale. Un dato risulta incontrovertibile ovvero che è stato presente sin nelle società primordiali assumendo, nel tempo, una rilevante funzione sociale, religiosa ed economica.
Oggi rappresenta uno degli strumenti con cui si manifesta il dominio degli Stati, quasi una dichiarazione di guerra alternativa.