Per evitare che i vicini di casa potessero sentirne le urla, la donna le infilava un asciugamano in bocca.
Lecce – Un calvario fatto di percosse, lanci di oggetti e persino morsi, consumato tra le mura domestiche sotto l’effetto dell’alcol. È lo scenario agghiacciante emerso dalle indagini della Procura nei confronti di una donna di 40 anni, di origine sudamericana, accusata di aver sistematicamente maltrattato la figlia di appena nove anni tra il 2024 e l’inizio del 2025.
Nelle scorse ore, la Procura ha notificato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, atto che solitamente precede la richiesta di rinvio a giudizio. Le accuse sono pesanti: maltrattamenti in famiglia pluriaggravati, commessi in violazione degli obblighi della responsabilità genitoriale.
Secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, la donna avrebbe inflitto alla figlia vessazioni fisiche e psicologiche reiterate. Spesso alterata dall’alcol, la madre avrebbe utilizzato la piccola come bersaglio per il lancio di bicchieri e suppellettili, colpendola inoltre a mani nude e con oggetti contundenti.
Per evitare che i vicini di casa potessero udire le urla e le richieste di aiuto della bambina, la 40enne avrebbe adottato un metodo brutale: le infilava un asciugamano in bocca per soffocarne il pianto. Un dettaglio, questo, che ha reso ancora più drammatico il quadro delle sevizie domestiche riportate nel capo d’imputazione.
A porre fine all’incubo è stata la zia paterna della minore. La piccola, trovando il coraggio di confidarsi, ha raccontato alla parente i dettagli delle violenze subite, spingendola a presentare una denuncia formale. Lo scorso 7 marzo 2025, le autorità hanno attivato le procedure d’emergenza, allontanando la bambina dalla casa familiare e collocandola in una struttura protetta.
Durante l’incidente probatorio, svoltosi in forma protetta per tutelarne la fragilità, la bambina ha confermato punto per punto le accuse, cristallizzando le prove a carico della madre. I suoi racconti hanno descritto un clima di terrore quotidiano, segnato da rimproveri urlati che sfociavano regolarmente in aggressioni fisiche, lasciandole numerosi ematomi sul corpo.
La donna, ora indagata a piede libero, dovrà rispondere di condotte definite “abituali e contrarie ai doveri di cura”. Per la bambina è iniziato un lungo percorso di recupero psicologico lontano dai traumi subiti nell’abitazione salentina.