Casa come l’arca di Noè: 39 animali stipati in pochi metri quadrati

Una donna di 65 anni è a processo per maltrattamenti e detenzione di specie protette. Disposta la perizia psichiatrica per l’imputata, ora in una struttura protetta.

Varese – Un moderno quanto drammatico tentativo di replicare l’arca di Noè tra le mura di un normale appartamento di Leggiuno è finito al centro di un delicato processo. Una donna di 65 anni è chiamata a rispondere delle accuse di maltrattamento di animali e detenzione illegale di specie selvatiche protette, dopo la scoperta di quasi quaranta esemplari costretti a una convivenza impossibile in spazi angusti.

La vicenda, secondo quanto riporta La Prealpina, era emersa a seguito delle ripetute segnalazioni dei vicini di casa, esasperati dagli odori definiti “insopportabili” e dalle condizioni igieniche precarie che interessavano l’area circostante l’abitazione.

All’interno dell’appartamento, le forze dell’ordine e il personale veterinario si sono trovati di fronte a una varietà di specie sorprendente per un contesto residenziale. Oltre a cani e gatti, c’erano anche tartarughe, pappagalli comuni e roditori. Non solo, sono state rinvenuti esemplari appartenenti a specie protette: si tratta di due psittacidi e un pappagallo cenerino.

Secondo l’accusa, gli animali vivevano in un ambiente “malsano e maleodorante”, stipati in poche decine di metri quadrati che rendevano impossibile il rispetto del benessere animale e delle minime norme igieniche. Nonostante la gravità dei fatti contestati, il processo sta tenendo conto della particolare fragilità dell’imputata.

La donna, che attualmente vive in una struttura di housing sociale, è seguita da un amministratore di sostegno che ne gestisce gli interessi legali e personali. Proprio in virtù di questo quadro di vulnerabilità, il giudice ha disposto una perizia psichiatrica volta ad accertare la capacità di intendere e di volere della 65enne al momento dei fatti.

L’esito della consulenza sarà determinante per la sentenza: si dovrà stabilire se l’accumulo seriale di animali sia stato frutto di una condotta deliberatamente crudele o, come appare più probabile, la manifestazione di un profondo disagio psichico legato alla sindrome di accumulo. Gli animali, nel frattempo, sono stati messi in sicurezza e affidati a strutture idonee per le cure necessarie.