Cani e gatti non sono beni di lusso

Il 23% delle persone rinuncia ad accogliere un nuovo animale per timore dei costi e il 10% ha dovuto separarsi dal proprio amico a 4 zampe per ragioni economiche.

In un’Italia che stringe la cinghia tra rincari del diesel e bollette alle stelle, c’è una spesa che le famiglie non vorrebbero mai tagliare: quella per i propri compagni a quattro zampe. Eppure, oggi, curare un cane o un gatto è diventato un atto di eroismo economico. Lo studio “La convivenza con cani e gatti”, realizzato da REF Ricerche per la LAV, scoperchia un’ipocrisia di Stato: consideriamo gli animali “esseri senzienti” (come ha ribadito il Tar sul caso dei Beagle a Verona), ma li tassiamo come se fossero gioielli o auto di grossa cilindrata.

Il 40% delle famiglie italiane vive con un animale. Non è un capriccio, è un legame che salva la salute pubblica: la presenza di un animale riduce del 15% le visite mediche tra gli anziani, facendo risparmiare al Servizio Sanitario Nazionale circa 4 miliardi di euro l’anno. Ma lo Stato, in cambio, cosa fa? Applica un’Iva che penalizza chi ama.

I numeri del “lusso” forzato

La pet economy in Italia vale quasi lo 0,4% del Pil e sostiene 96mila posti di lavoro, ma il peso sulle spalle dei cittadini è diventato insostenibile:

  • 7 miliardi di euro: la spesa annua totale per beni e servizi legati agli animali.
  • 600 euro: il costo medio annuo per la cura di un singolo animale.
  • 10% di abbandoni economici: una statistica agghiacciante del Rapporto Eurispes 2025 rivela che una famiglia su dieci ha dovuto separarsi dal proprio compagno di vita perché non poteva più permetterselo.

Siamo di fronte a una fiscalità ingiusta. Il cibo per animali e le prestazioni veterinarie sono trattati come beni non essenziali. È accettabile che il diritto alla cura dipenda dal portafoglio?

LAV – “La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico”

La proposta di riforma: Iva al 4% e cure gratuite

La soluzione proposta dalla LAV non è un’utopia, ma un piano di giustizia sociale ed economica. Si chiede di:

  1. Allineare l’Iva sul pet food a quella del cibo umano (4%).
  2. Azzerare l’Iva sulle prestazioni veterinarie, equiparandole alle cure mediche per le persone.

Il costo per lo Stato? Circa 577 milioni di euro. Una cifra che potrebbe essere interamente recuperata tagliando una piccola quota dei “Sussidi Ambientalmente Dannosi” (SAD). Un’operazione a costo zero per il bilancio pubblico che genererebbe un risparmio enorme riducendo il randagismo e i costi di gestione dei canili comunali.

LAV – “La convivenza con cani e gatti: il valore sociale ed economico”

Coerenza, questa sconosciuta

Sia la maggioranza che l’opposizione avevano promesso interventi in campagna elettorale. Esistono proposte di legge bipartisan per garantire la veterinaria gratuita ai meno abbienti e la riduzione dell’Iva. In Europa, undici Paesi hanno già adottato aliquote agevolate. Perché l’Italia aspetta ancora?

Come sottolinea Alessandra Ferrari della LAV, “garantire cure accessibili non è solo un atto di bontà, è un pilastro dell’approccio One Health: la salute dell’animale, dell’uomo e dell’ambiente sono collegate. Se non curiamo i nostri animali, indeboliamo la nostra società”.

Lo studio si inserisce nel quadro della campagna LAV “Cani e gatti: cure e diritti, non privilegi”. La mobilitazione coinvolge tutte le sedi locali dell’associazione: anche il  21-22 marzo LAV sarà in tutta Italia per informare i cittadini, promuovere la campagna e raccogliere firme per la petizione nazionale rivolta a Governo e Regioni.