Non solo carburanti: anche i prezzi del cibo pronti a esplodere

L’onda d’urto del conflitto in Iran sta per abbattersi direttamente sulle tavole dei consumatori a causa dello stop ai fertilizzanti dal Golfo Persico.

L’onda d’urto del conflitto in Iran sta per abbattersi direttamente sulle tavole dei consumatori. Dopo i rincari di benzina e bollette, il blocco dello Stretto di Hormuz sta strozzando il mercato mondiale dei fertilizzanti. Senza queste materie prime, i raccolti globali sono a rischio, aprendo la strada a una nuova e violenta ondata di inflazione alimentare.

Lo Stretto di Hormuz non è solo il “polmone” del petrolio mondiale, ma un passaggio vitale per l’agricoltura: da qui transita un terzo del commercio mondiale di fertilizzanti via mare.

Il blocco delle materie prime

Il Golfo Persico è il principale fornitore di ammoniaca, urea, fosfati e zolfo, ingredienti essenziali per le colture di grano, mais e riso. La chiusura dello stretto ha generato un effetto domino:

  • Prezzi alle stelle: In un solo mese, il costo dell’urea è balzato del 30%. Nei porti Usa i rincari superano il 25%, spingendo l’American Farm Bureau a invocare l’intervento della Casa Bianca.
  • Fabbriche ferme: Paesi come India, Pakistan e Bangladesh hanno dovuto chiudere gli impianti di produzione locale perché non ricevono più il gas naturale dal Qatar, necessario per sintetizzare i composti azotati.
  • Lo shortage di zolfo: Il Golfo produce un quarto dello zolfo mondiale; senza di esso, i fosfati non possono essere trasformati in nutrimento per le piante.

Il fattore tempo: la semina a rischio

La crisi esplode nel momento più critico dell’anno: la semina primaverile nell’emisfero nord.

  1. Marzo è il mese chiave: Gli agricoltori ordinano ora le forniture per spargerle tra aprile e maggio.
  2. Scorte inesistenti: A differenza del greggio, non esistono riserve strategiche globali di fertilizzanti per le emergenze.
  3. Logistica paralizzata: Le poche navi che sfidano i droni nello stretto danno priorità al petrolio, lasciando a terra i prodotti chimici per l’agricoltura.

Lo scenario: inflazione e carestie

Gli esperti del Carnegie Endowment for International Peace avvertono che, anche se lo stretto riaprisse oggi, il sistema impiegherebbe settimane per ripartire. Settimane che i coltivatori non hanno.

  • Nei supermercati: L’aumento dei costi di produzione si rifletterà sui prezzi degli scaffali nei prossimi mesi, quando i prodotti seminati (o non seminati) oggi dovrebbero arrivare alla distribuzione.
  • Paesi vulnerabili: Come già accaduto nel 2022 con la guerra in Ucraina, nazioni come Nigeria, Kenya e Sud Africa rischiano cali drastici nei raccolti e conseguenti carestie. A peggiorare la situazione, lo smantellamento dell’agenzia di aiuti Usa (Usaid) riduce drasticamente i margini di manovra per gli aiuti umanitari.