Tra presunti miracoli e indagini giudiziarie, l’ex adepto Luigi Avella, oggi tra i principali accusatori della presunta veggente, risponde alle domande di Pop.
Trevignano Romano – La collina sopra il lago è silenziosa, punteggiata dalle candele lasciate dai pellegrini. Da qui si vede tutto il Lago di Bracciano e nelle giornate limpide il paesaggio sembra sospeso. Per anni centinaia di persone sono salite fin quassù convinte che una donna parlasse con la Madonna. Quella donna è Gisella Cardia, all’anagrafe Maria Giuseppa Scarpulla. Per alcuni fedeli era una mistica, per altri una veggente, per altri ancora una truffatrice.
Trevignano Romano, fino al 2016 conosciuto soprattutto per i suoi tramonti e la quiete, cambia radicalmente con l’arrivo di Gisella. Nata nel 1970 a Barcellona Pozzo di Gotto in provincia di Messina, si trasferisce nel Lazio con il marito Gianni Cardia dopo una condanna in primo grado per bancarotta fraudolenta risalente al 2013, quando gestiva la società “Majolica italiana” a Patti. Secondo i giudici stipulò un contratto di affitto a canone incongruo che contribuì al fallimento di un’altra società. La pena fu di due anni con sospensione condizionale. Trasferita nel Lazio, inizia una nuova vita e una nuova storia.
Nel 2016, durante un pellegrinaggio a Medjugorje, Gisella e Gianni acquistano una statuetta della Madonna che, secondo il loro racconto, comincia a lacrimare sangue una volta portata a casa. Da quel momento nasce un culto. La donna sostiene di ricevere messaggi dalla Vergine Maria e ogni terzo del mese raduna centinaia di fedeli sulla collina del Campo delle Rose, dove trasmette i messaggi celesti, prega e manifesta le stimmate durante la Quaresima.
Le pretese soprannaturali si moltiplicano: afferma di sapere moltiplicare pizze e gnocchi, di essere nata morta e riportata in vita, di avere visioni anche di Gesù. Un prelato locale, il vescovo dell’epoca Monsignor Romano Rossi, partecipa agli incontri, celebra messe e benedice i fedeli, conferendo alla veggente una credibilità percepita come ecclesiastica. Nel 2018 i coniugi fondano la Onlus “Madonna di Trevignano Romano”, canale ufficiale per le donazioni.

I soldi arrivano in quantità considerevole. Tra il 2018 e il 2023 le donazioni all’associazione raggiungono tra i 300mila e i 365mila euro, secondo la Procura di Civitavecchia. Singoli fedeli contribuiscono con somme tra i 30 e i 40mila euro e in un caso fino a 123mila euro. Secondo l’accusa, parte dei fondi non viene destinata esclusivamente a scopi religiosi o caritativi, ma anche all’acquisto di beni personali: una recinzione, un box auto, un’autovettura da quasi 40mila euro e un terreno agricolo. Alcune strutture sul Campo delle Rose sono realizzate senza le necessarie autorizzazioni edilizie; il Comune dispone la demolizione e nel maggio 2023 iniziano i lavori di rimozione del gazebo. Il TAR del Lazio ordina successivamente la demolizione di tutte le strutture abusive.
Tra i fedeli più vicini alla veggente c’è Luigi Avella, 70 anni, viterbese, regista cinematografico, laureato in Giurisprudenza alla LUMSA, già funzionario del Ministero dell’Economia, con un dottorato in Mariologia. Arriva a Trevignano nel 2018 inizialmente per verificare l’autenticità delle apparizioni, anche perché sta lavorando a un film a tema religioso. Il contatto con Gisella si trasforma rapidamente in un legame di fiducia. Tra febbraio e giugno 2020 versa 123mila euro: 93mila all’associazione e 30mila direttamente al marito Gianni. Aggiunge anche una statua della Madonna da 3mila euro e una di San Michele da 3mila. Viene nominato“direttore dei lavori” per la recinzione del terreno.
È proprio questo ruolo a risvegliarlo: quando si rende conto che i lavori non hanno le autorizzazioni necessarie, la sua formazione legale gli fa vedere quello che la fede aveva nascosto. Prende le distanze, scrive un libro-dossier intitolato “Le false apparizioni di Trevignano” e lo consegna al vescovo Romano Rossi, che non risponde.
Il comportamento della Chiesa è uno degli elementi più controversi. Il vescovo Romano Rossi partecipa agli incontri in chiesa accanto a Gisella Cardia, conferendo credibilità alla veggente. Solo con l’arrivo del nuovo vescovo, monsignor Marco Salvi, la Diocesi costituisce una commissione di indagine con teologo, mariologo, psicologo, canonista e, secondo alcune fonti, anche un esorcista.

Il 6 marzo 2024 la Diocesi emette il verdetto canonico “Constat de non supernaturalitate”: le apparizioni sono false, la Madonna non è mai apparsa a Trevignano. I fedeli vengono invitati a non partecipare più ai raduni. La reazione di Gisella Cardia è di continuare gli incontri come se nulla fosse.
Il colpo definitivo arriva con l’analisi del DNA disposta dalla Procura: il sangue repertato sulla statuetta della Madonna e su un quadro del Cristo appartiene a Gisella Cardia stessa. Non è sangue divino, è sangue umano. I difensori contestano la diffusione della notizia, ma la perizia genetica è il cardine dell’accusa.
Il 5 giugno 2023 Avella presenta formalmente querela per truffa. A novembre 2025 la Procura ottiene il rinvio a giudizio dei coniugi Cardia per concorso in truffa aggravata e continuata, accusandoli di inscenare apparizioni e lacrimazioni e di prefigurare cataclismi per indurre i fedeli a donare denaro. Il processo, inizialmente fissato per il 7 aprile 2026, è stato rimandato al 16 giugno. Nel frattempo Gisella continua a trasmettere i suoi “messaggi celesti” in diretta YouTube il 3 di ogni mese, mentre la sua avvocata dichiara che il processo è un’occasione per far emergere la verità.
Il caso di Trevignano ha avuto effetti oltre il borgo laziale. Il Dicastero per la Dottrina della Fede ha rivisto le procedure per il riconoscimento delle apparizioni mariane, rendendole più rapide e con criteri più rigidi. Papa Francesco ha messo pubblicamente in guardia i fedeli, ricordando che non sempre le apparizioni sono autentiche.
Avella oggi non è solo la vittima della vicenda ma il principale testimone d’accusa. Nel 2024 pubblica un secondo libro, “La storia infinita di una truffa annunciata”, denunciando complicità e inerzia della Chiesa. La Diocesi lo denuncia per diffamazione a causa di un post su Facebook, ma il giudice stabilisce che non ha diffamato Gisella Cardia nel raccontare la vicenda pubblica.

Abbiamo parlato, ancora una volta, con l’ex funzionario ministeriale per farci raccontare come sia finito nella rete della veggente e come abbia fatto a uscirne e, soprattutto, se ci sono novità recenti.
Quando ha incontrato per la prima volta Gisella Cardia e che cosa l’ha colpita di lei?
Ho conosciuto la pseudo veggente nel 2018, tramite un amico che me ne aveva parlato – esordisce Avella – Poiché ero molto scettico, mi sono convinto quando le apparizioni avevano avuto una specie di approvazione da parte del vescovo della Diocesi di Civitavecchia, Monsignor Romano Rossi, perché consentiva che queste apparizioni avvenissero in chiesa ogni martedì e sabato. Visto il precedente di Medjugorje, mi sono pian piano accostato a Gisella. Dopo averla frequentata per due anni, durante i quali è nata una certa amicizia, mi sono accorto che era falsa e soprattutto demoniaca. Mi sono accorto che possedeva dei poteri, seppur piccoli, quali prevedere il futuro immediato, mi sono spaventato e sono scappato via.
Come ha contribuito economicamente all’attività di Gisella?
Ho fatto donazioni per 123mila euro, oltre a due statue del valore di 3mila euro l’una – aggiunge il regista – Di una sono riuscito a riappropriarmi (quella grande che stava sulla colina della Madonna), mentre non sono riuscito a riappropriarmi della statua di San Michele.
Cosa l’ha convinta a denunciare i fatti alla magistratura?
Quando sono andato via ho cercato di mantenere un certo riserbo, immaginando che fosse colpa mia perché ci ero cascato – evidenzia Avella – Ma tutto è cambiato quando la caporedattrice del quotidiano Repubblica mi telefonò dicendomi che Gisella Cardia era stata condannata a due anni per bancarotta fraudolenta. Questo ha scatenato in me una specie di ribellione, perché mi sono sentito preso in giro a livello spirituale, mi sono reso conto che Gisella aveva mentito sulla sua persona e sul suo passato. Così mi sono imposto di rispondere a tutte le richieste televisive, proprio per far sì che nessun altro si facesse convincere dalla pseudo veggente. Ho presentato tre querele. La Procura di Civitavecchia si è messa in moto e a novembre dello scorso anno Gisella Cardia è stata rinviata a giudizio per truffa aggravata e continuata in concorso con il marito.
Ha ricevuto pressioni per non denunciare?
Quando ha saputo che ero ospite della trasmissione Porta a Porta di Bruno Vespa, mi ha accusato di stalking, avances sessuali e persecuzioni – continua Avella – È a quel punto che ho deciso di querelarla per furto, diffamazione, falso in bilancio, appropriazione indebita e reati contabili, presentando tre denunce: due ai carabinieri e una alla Guardia di Finanza. Sono andato via dal gruppo a novembre del 2020, prima che scoppiasse il caso a livello nazionale. Durante questi due anni lei ha cercato più volte di avvicinarmi.
C’è stato un episodio che le ha fatto nascere il primo sospetto, il primo dubbio?
C’è stato un fatto gravissimo. Un giorno Gisella Cardia è venuta a casa mia insieme a un sacerdote – racconta il professionista – il parroco della Chiesa di San Paolo a Terni, un certo don Castellani. Alla fine della celebrazione, ha dichiarato di aver avuto una visione. Avrebbe visto un grosso serpente, che rappresentava un mio familiare, che mi avrebbe fatto molto male. Questa dichiarazione mi ha fatto intuire che questo serpente fosse mio fratello, medico, il quale ce l’aveva con lei perché Gisella era contraria ai vaccini, mentre mio fratello, stante la sua professione, era ovviamente a favore della medicina. Questo ha causato un danno incredibile, perché mi sono allontanato da mio fratello e dalla mia famiglia. Quando lui è morto, ero talmente arrabbiato che non sono andato neanche al suo funerale. Questo per spiegare che il danno causatomi dalla veggente non è soltanto patrimoniale ma anche morale, perché questa donna metteva zizzania nelle famiglie pur di creare intorno a sé una setta chiusa e circoscritta.
Come avvenivano gli incontri?
Il martedì e il sabato c’erano delle apparizioni private che avvenivano in chiesa, messa a disposizione dal vescovo, alla presenza anche di un sacerdote – prosegue Avella – e si trattava di raduni a cui prendevano parte circa 20/30 persone. Poi c’era il raduno ufficiale sulla collina ogni 3 del mese, alle tre del pomeriggio, durante il quale la Madonna rilasciava un messaggio pubblico che poi Gisella condivideva. Oltre a questi incontri, il nostro legame era anche al di fuori del contesto religioso. Era nata un’amicizia. Il legame era talmente forte che, poco prima che scoppiasse la pandemia, mi chiese di lasciare la mia casa di Roma per andare a vivere vicino a lei. Adesso – alla luce di quanto successo – mi rendo conto che eravamo completamente soggiogati da questa persona.
Lei è stato denunciato a sua volta
Sono stato denunciato per diffamazione dal vescovo di Civita Castellana – sottolinea l’ex funzionario dello Stato – perché avevo detto che la chiesa di Civita Castellana era in combutta con la veggente. Dopo un anno e mezzo di indagini, il Gip ha chiesto l’archiviazione perché il fatto non sussiste.
Che cosa si aspetta dal processo che vede imputati Gisella Cardia ed il marito?
Gisella Cardia è stata rinviata a giudizio per truffa aggravata e continuata in concorso – conclude Luigi Avella – Su consiglio del mio avvocato, mi sono costituito parte civile e ho chiesto sia il danno patrimoniale, per il denaro che mi è stato estorto, sia il danno biologico, perché posso dimostrare che quanto accaduto mi ha fatto ammalare di diabete. La pseudo veggente continua con gli incontri del 3 del mese e ci sono moltissimi adepti che continuano a sovvenzionare la sua attività. Non essendole stata imposta nessuna sanzione da parte del vescovo, a mio parere è perché c’è una parte della Chiesa che continua a coprirla.