Trump chiama codardi gli alleati europei ma la storia lo smentisce

Dal Vietnam alle cinque esenzioni dalla leva, il Presidente americano non è esattamente un modello di coraggio militare. Eppure accusa i partner NATO di restare nelle retrovie.

C’è qualcosa di grottesco nell’immagine di Donald Trump che accusa gli alleati europei di mancanza di coraggio militare. Lo stesso Trump che durante la guerra del Vietnam ottenne cinque rinvii dalla leva obbligatoria, l’ultimo grazie a un certificato medico che diagnosticava una malformazione al piede mai riscontrata in precedenza né mai più menzionata in seguito. Quell’uomo oggi sostiene di non essere sicuro che, in caso di bisogno, i partner della NATO accorrerebbero in soccorso degli Stati Uniti.

I numeri, le mappe, i morti e i miliardi spesi raccontano una storia completamente diversa.

La prima grande operazione comune risale agli accordi di Dayton del 1995, quando la Nato istituì la forza multinazionale Ifor per garantire la pace in Bosnia-Erzegovina dopo la dissoluzione della Jugoslavia. Gli Stati Uniti inviarono 20.000 soldati. I cinque principali alleati europei, Regno Unito, Francia, Italia, Germania e Olanda, ne inviarono complessivamente 19.800. Numeri quasi identici, spesa quasi identica: circa 10 miliardi ciascuno, visto che ogni Paese pagava i propri militari. E nessuno rimase nelle retrovie: gli italiani furono schierati a Mostar, i francesi a Sarajevo, i britannici nei settori considerati più delicati.

Nel 1999 la Nato intervenne in Kosovo senza mandato ONU per fermare la pulizia etnica di Milosevic contro gli albanesi. Bombardarono Belgrado per dieci settimane. Parteciparono Regno Unito, Germania, Francia, Italia, Spagna, Portogallo, Danimarca, Norvegia, Olanda, Belgio. Nella successiva missione di peacekeeping Kfor, attiva dal giugno 1999, i conti tornano ancora più imbarazzanti per la narrativa trumpiana: gli Stati Uniti inviarono 1.454 militari, la Germania 2.508, l’Italia 2.152, la Francia 1.953. Le retrovie, in questo caso, erano americane.

La missione più lunga e più citata da Trump è quella in Afghanistan. Dopo l’11 settembre 2001 scattò per la prima e unica volta nella storia l’articolo 5 del Trattato NATO: tutti gli alleati in soccorso di un partner aggredito. Non ci fu esitazione: il giorno dopo gli attentati il Consiglio del Nord Atlantico votò all’unanimità l’intervento. Gli americani guidarono l’operazione con 100.000 soldati e 730 miliardi di dollari. Ma alle loro spalle c’erano 9.500 britannici, 4.920 tedeschi, 4.000 francesi, 3.770 italiani, per una spesa europea complessiva di 52 miliardi. Dal 2001 al ritiro del 2021, circa 50.000 militari italiani prestarono servizio in Afghanistan. Gli europei presidiarono i fronti più difficili: i britannici e i canadesi nel sud, a Kandahar e Helmand, a diretto contatto con i talebani. Il conto finale: 2.461 morti americani, 886 europei.

Nel 2003 Bush trascinò gli alleati in una guerra basata su una bugia (le armi di distruzione di massa di Saddam Hussein non esistevano). Stavolta gli europei si divisero: solo Regno Unito, Italia, Spagna e Polonia seguirono Washington. Blair mandò 8.500 soldati, Berlusconi 2.600, Aznar 1.300. L’Italia spese 3 miliardi, il Regno Unito 9,9. I morti italiani furono 33, tra cui i 12 carabinieri e altri militari e civili massacrati a Nassiriya il 12 novembre 2003. Si seguì Washington anche quando Washington aveva torto.

L’ultima operazione NATO, “Unified Protector”, capovolse i ruoli. Obama preferì lasciare spazio agli alleati. Nei sette mesi di bombardamenti aerei, la Francia condusse il 33% delle missioni, il Regno Unito il 21%, l’Italia il 10%, gli Stati Uniti il 16%. Francia, Regno Unito, Italia e altri Paesi europei coprirono circa il 70% dell’intera operazione. Quella volta le retrovie le occupavano gli americani.

C’è un capitolo che raramente entra nel dibattito sulla “lealtà” degli alleati. Affiancando gli Stati Uniti in Afghanistan e in Iraq, i Paesi europei accettarono consapevolmente il rischio di diventare bersagli del jihadismo internazionale. I nemici dichiarati di Bin Laden erano Israele e gli USA, non l’Europa. Eppure Aznar, Blair, Chirac e Berlusconi non risposero con un “prima la Spagna”, “prima il Regno Unito”, “prima la Francia”, “prima l’Italia”. E il conto arrivò puntuale: 192 morti ad Atocha nel 2004, 56 nella metropolitana di Londra nel 2005, 130 al Bataclan nel 2015.

Trent’anni di Bosnia, Kosovo, Afghanistan, Iraq, Libia. Trent’anni di soldati, miliardi e bare. Mentre oggi la Casa Bianca ha deciso di lasciare l’Europa sola a sostenere l’Ucraina, chiedendo agli alleati di pagare persino le armi che Washington non vuole più inviare. E nel gran finale surreale di questa storia, sono gli americani a chiedere i droni a Zelensky per alimentare la loro campagna militare in Iran. Gli stessi americani che accusano gli europei di restare nelle retrovie.