Gli effetti negativi cadranno sui Paesi più caldi ma anche le economie più forti avranno problemi con redditi inferiori rispetto ad un contesto senza riscaldamento estremo.
Gli USA hanno rinunciato all’Accordo di Parigi sul clima! Lo scorso gennaio gli USA hanno ufficializzato il ritiro dall’Accordo francese del 2015 che suscitò grandi speranze nell’opinione pubblica perché sembrava un segnale positivo che gli Stati avessero preso consapevolezza del cambiamento climatico i cui effetti non sono solo ambientali ma anche economici e sociali.
Si tratta di un trattato giuridicamente vincolante firmato da 196 Paesi con l’obiettivo principale di limitare il riscaldamento globale ben al di sotto dei 2°C, con sforzi per contenerlo a 1,5°C rispetto ai livelli preindustriali, puntando alla neutralità carbonica entro metà del XXI secolo. Il diritto internazionale spiega che un trattato giuridicamente vincolante è un accordo formale tra Stati o organizzazioni internazionali che crea obblighi legali reciproci e norme di condotta cogenti, basato sul principio “pacta sunt servanda” come dicevano i latini, ad intendere che i patti devono essere rispettati.
La sua violazione comporta conseguenze giuridiche internazionali, come la responsabilità internazionale, l’applicazione di sanzioni o la reputazione internazionale danneggiata. Nella realtà dei fatti gli USA è come se non ci fossero mai entrati nell’Accordo vista la politica mai rinnegata dell’energia fossile. Vedremo se e come ci saranno le sanzioni internazionali, ma si dubita che possano avere qualche efficacia, visto che in ogni settore della vita sociale gli USA fanno il bello e cattivo tempo, come si è visto con l’invasione del Venezuela per arrestarne il suo leader Maduro, accusato di narcotraffico, col caso “Groenlandia” che dovrà, nolente o volente, appartenere agli USA, e i recenti fattacci in Iran che rischaino di buttarci nel baratro.
Nel primo caso, in realtà, lo scopo è di controllare le risorse petrolifere del Paese. Nel secondo è la gestione dei giacimenti di terre rare, utili per la transizione energetica. Si tratta di uranio, petrolio, gas naturale, oro, diamanti, zinco e piombo. Le riserve di terre rare potrebbero coprire una parte significativa della domanda globale. Ora come suggerisce l’ANSA, la principale agenzia di stampa italiana, il ritiro dagli accordi di Parigi potrebbe innescare una recessione economica mondiale. Dal 27 gennaio la decisione è esecutiva.
Una decisione che, come rilevato da “Nature”, una delle riviste scientifiche multidisciplinari più antiche, prestigiose e citate al mondo, potrebbe alimentare una crisi ciclica a livello mondiale. Secondo gli esperti un innalzamento della temperatura media di 4°C causerebbe una perdita permanente di capacità produttiva e quindi la ricchezza nazionale.

Gli effetti negativi cadranno sui Paesi più caldi, ma anche le economie più forti avranno problemi, col reddito pro-capite inferiore rispetto ad un contesto senza riscaldamento estremo. Crescerà il divario tra Nord e Sud del pianeta e all’interno dei Paesi che non potrà che produrre un impoverimento globale. La scelta degli USA è troppo importante, vista la forza economica e la grandezza del Paese, per cui il suo impatto sull’ambiente non può che coinvolgere altri Stati.
Ormai il caldo aumenta sempre di più, a conferma di una malattia già in stato avanzato. Gli effetti devastanti sono conosciuti ai più, tranne che ai decisori politici. L’elenco è, ahinoi, lungo: diminuzione delle risorse idriche, perdita di biodiversità, aumento di incendi boschivi, desertificazione e scioglimento dei ghiacciai. Queste condizioni intensificano eventi meteo estremi, innalzano il livello dei mari, acidificano gli oceani e peggiorano la qualità dell’aria, minacciando ecosistemi e salute.
Come si fa a negare il cambiamento climatico quando è sotto gli occhi di tutti e che le alterazioni ambientali, in un contesto globalizzato riguardano tutti, nessun escluso anche chi nicchia verso i suoi devastanti effetti? Com’è possibile tanta miopia politica ed economica? Continuando di questo passo anche chi guadagna oggi rischierà l’estinzione domani.